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nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di
Italian Journal of Psychology and Internet - Psicologia Online
ma anche la storia della psicologia italiana e mondiale in rete
dal 1996 al 2000
(i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati)

mercoledì 2 maggio 2007

Les hôpital-prison pour malades mentaux dangereux

Les prisons pour malades mentaux dangereux

Ces dernières années, le gouvernement s’est intéressé aux rapports de la maladie mentale et des prisons sous un angle restreint, celui des malades mentaux dangereux ou susceptibles de l’être. Deux missions ont été ainsi confiées en 2005 puis 2006, à Jean-François Burgelin, ancien procureur général de la cour de cassation ( rapport de la Commission Santé-Justice), et à Jean-Paul Garraud, député UMP, ancien magistrat. Ils ont préconisé la création de “centres fermés de protection sociale” où pourraient rester enfermés aussi longtemps que nécessaire, voire à vie, les condamnés dangereux, une fois leur peine purgée. Un rapport sénatorial a, lui, rejeté ce projet de centres qualifiés de “lieux de relégation sociale, ni hôpitaux, ni prison” et a préconisé la création “d’unités hospitalières spécialement aménagées” [2] . Ce débat concernant les malades dangereux est réel et grave et les solutions doivent rester respectueuses de nos valeurs juridiques. Mais la question à laquelle Nicolas Sarkozy répond par la solution simpliste “hôpital-prison” n’est pas celle-là. L’immense majorité des personnes présentant des troubles psychiatriques en prison n’est pas dangereuse. Ce qui peut les conduire à la violence, c’est la violence du cadre pénitentiaire qui ne fait qu’exacerber des pathologies qui sont incompatibles avec un enfermement sordide et criminogène car si la prison est l’école du crime elle est surtout l’école de la folie.

LE NOUVEL ASILE PÉNITENTIAIRE Les prisons-hôpitaux selon Nicolas Sarkozy

Blue Gene riesce a malapena a simulare per 10 secondi l'attività cerebrale di una parte di un cervello di topo

L'esperimento condotto da ricercatori dell'IBM e dell'università del Nevada
Simulata l'attività cerebrale dell'animale: otto milioni di neuroni, ognuno con 8.000 sinapsi

Il cervello di un topo
riprodotto dal computer

http://www.repubblica.it


Il cervello di un topo riprodotto dal computer

WASHINGTON - Otto milioni di neuroni, ognuno in grado di sviluppare fino a 8000 sinapsi con altre fibre nervose. Il cervello, anche quello di un animale piccolo come il topo, è una struttura unica e molto complessa: eppure un gruppo di ricercatori americani è riuscito a simularne l'attività grazie ad un super computer, il Blue Gene L. Il team ha replicato virtualmente l'attività corticale dell'animale, pari alla metà di quella di un cervello normale di topo. Il prossimo passo sarà poi quello di velocizzare le operazioni, per renderle ancora più simili a ciò che realmente accade nella mente dell'animale.

La simulazione dell'attività dei tessuti cerebrali presenta moltissime difficoltà per la sua complessità e per il numero di possibili interazioni fra i diversi elementi. Ma James Frye, Rajagopal Ananthanarayan e Dharmendra S Modha, dell'IBM Almaden research lab e dell'università del Nevada, sono riusciti nell'impresa. La simulazione è stata fatta con Blue Gene L, che ha 4096 processori, ognuno dei quali usa 256 MB di memoria.

L'operazione ha messo a dura prova anche un colosso come Blue Gene, ed è durata solo dieci secondi, ad una velocità dieci volte inferiore a quella della vita reale, per l'animale. In futuro, gli scienziati sperano di arrivare ancora più avanti, velocizzando il processo, aggiungendo strutture osservate nel cervello dell'animale e rendendo le risposte dei neuroni e l'attività delle sinapsi ancora più accurate.

(30 aprile 2007)

Evoluzione, entropia, legge di Murphy... e Hannah Arendt (2)

Inizio dal fondo del Capitolo 4 di

Hanna Arent

"Antologia - Pensiero, azione e critica nell'epoca dei totalitarismi", Feltrinelli, 2006

Colpa organizzata e responsabilità universale

...

Il sentimento di vergogna di fronte al fatto stesso di essere uomini non è altro che l'espressione puramente individuale e non ancora politica di questa intuizione.

In termini politici l'idea di umanità, che non esclude nessuno e che non attribuisce a nessuno il monopolio della colpa, è la sola garanzia che le "razze superiori"
[nell'orwelliano terzo millennio diciamo "civiltà superiori"] di ogni tempo possano non sentirsi obbligate a seguire la "legge naturale" del diritto del più forte e rinuncino perciò a sterminare "le razze inferiori [nell'orwelliano terzo millennio diciamo "civiltà inferiori"] non degne di sopravvivere"; così che alla fine di un'"epoca imperialistica" non ci si debba ritrovare a uno stadio che faccia apparire i nazisti come dei rozzi precursori dei metodi politici futuri.

Seguire una politica non imperialistica e conservare una fede non razzista diventa ogni giorno più difficile perchè diventa ogni giorno più chiaro che grande fardello sia per l'uomo il genere umano.

Forse quegli ebrei, ai cui avi dobbiamo la prima concezione dell'idea di umanità, sapevano qualcosa di questo fardello quando ogni anno erano soliti dire: "Nostro Padre e Re, abbiamo peccato davanti a te", facendosi carico non solo dei peccati della loro comunità, ma delle colpe di tutti gli uomini.

Tutti coloro che sono disposti a seguire questa via in una sua variante moderna non si accontentano della confessione ipocrita: "Grazie a Dio non sono così", di chi reagisce con orrore di fronte alle potenzialità inimmaginabili del carattere nazionale tedesco.

Piuttosto, con terrore e sgomento, essi hanno infine compreso di che cos'è capace l'uomo, e questa è invero la precondizione di ogni pensiero politico moderno.

Costoro non serviranno granchè come strumenti di vendetta; ma questo è certo: su di loro, e solo su di loro, pervasi come sono di un genuino timore di fronte all'ineludibilità della colpa umana, si potrà fare affidamento quando si tratterà di combattere, in ogni luogo e senza timori e compromessi, contro il male incommensurabile che gli uomini sono capaci di compiere.

Evoluzione, entropia, legge di Murphy... e Hannah Arendt (1)

Riporterò qui alcuni passaggi di quel che scrive Hannah Arendt a proposito degli "esseri umani" e dell'importanza di raggiungere un grado di consapevolezza e comprensione del proprio "vergognarsi" di essere tali.

Prima però una domanda che mi è venuta in mente questa mattina, e che 'giro' a chi ne sa più di me di Fisica e di Matematica.

Ovvero: la Teoria dell'Evoluzione delle Specie Viventi (per intenderci quella sviluppata a partire da Darwin) non è in contrasto con il Principio di Entropia?

Il Principio di Entropia, o Terzo Principio della Termodinamica recita:

l'energia totale dell'universo è costante e l'entropia totale è in continuo aumento.

valida per qualsiasi sistema isolato.

In altre parole ciò significa che non solo non si può né creare né distruggere l'energia, ma nemmeno la si può completamente trasformare da una forma in un'altra senza che una parte venga dissipata sotto forma di calore.

http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_(termodinamica)

Il terzo principio della termodinamica, detto anche teorema di Nernst, è uno dei postulati della termodinamica classica.

Come il secondo principio, a cui è strettamente legato, questo stabilisce l'impossibilità di una certa classe di fenomeni: la formulazione classica di questo principio afferma che non è possibile raggiungere lo zero assoluto tramite un numero finito di operazioni (ovvero di trasformazioni termodinamiche).

Un'altra formulazione più moderna (ma equivalente) afferma che nello stato a minima energia l'entropia ha un valore ben definito che dipende solo dalla degenerazione dello stato fondamentale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Terzo_principio_della_termodinamica

Se dalla Fisica passiamo alle Teorie dell'Informazione, il Principio equivalente è che l?universo procede dal massimo Ordine al massimo Disordine

Nella teoria dell'informazione - e in rapporto alla teoria dei segnali - l'entropia misura la quantità di incertezza o informazione presente in un segnale aleatorio. Da un altro punto di vista l'entropia è la minima complessità descrittiva di una variabile aleatoria, ovvero il limite inferiore della compressione dei dati.

Si deve a Claude Shannon lo studio dell'entropia in tale contesto. Nel primo teorema di Shannon, o teorema di Shannon sulla codifica di sorgente, egli dimostrò che una sorgente casuale d'informazione non può essere rappresentata con un numero di bit inferiore alla sua entropia, cioè alla sua autoinformazione media. Tale risultato era implicito nella definizione statistica dell'entropia di John Von Neumann, anche se lo stesso Von Neumann, interrogato a riguardo da Shannon nel forse unico scambio di opinioni tra loro, non ritenne la cosa degna di attenzione.

Per far capire la stretta correlazione tra entropia dell'informazione ed entropia della termodinamica possiamo fare il seguente esempio:

Consideriamo un sistema fisico in date condizioni di temperatura, pressione e volume, e stabiliamone il valore dell'entropia; in connessione è possibile stabilire il grado di ordine e quindi l'ammontare delle nostre informazioni (in senso microscopico).

Supponiamo ora di abbassare la temperatura lasciando invariati gli altri parametri: osserviamo che la sua entropia diminuisce, ma anche che il suo grado di ordine aumenta, e con esso il nostro livello d'informazione. Al limite, alla temperatura zero, tutte le molecole sono ferme, l'entropia è zero e l'ordine è il massimo possibile, e con esso è massima l'informazione; infatti non esiste più alcuna alternativa fra cui scegliere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_(teoria_dell'informazione)

Un'affermazione semplificata è la famosa Legge di Murphy:

«Se qualcosa può andare storto lo farà.»

«se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre a una catastrofe,
allora qualcuno lo farà.»


«La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto.»

ma anche: «Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena nessuno dei due cadrà mai per primo e si avrà il moto perpetuo.»

[http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy]

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Se da queste premesse passiamo alle Teorie dell?evoluzione delle Specie Viventi, salta all'occhio un evidente PARADOSSO:

o l'Evoluzione contraddice l'Entropia, o, anzichè di Evoluzione, si dovrebbe parlare di Involuzione delle Specie Viventi.

Ovvero: sulla Terra, 3 miliardi e mezzo di anni fa, si realizzarono le condizioni ottimali per lo sviluppo della Vita su questo pianeta.

Questo perchè la Terra, raffreddandosi, perse entropia, e generò Ordine, aumentato dal realizzarsi di organismi viventi dotati di Memoria.

Non è detto affatto che questo Apice stia nel nostro Futuro!

Potrebbe essere già stato superato, in Ere passate, per Specie ora estinte...

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Va beh, fantasticherie, di una mattina di Maggio, non particolarmente ottimistiche sulle Magnifiche Sorti e Progressive dell'Umanità, e della sua propensione a Migliorare le relazioni emotive, affettive e sentimentali tra i suoi Componenti....

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Passo, tra poco, a riportare il pensiero di Hannah Arendt...

martedì 1 maggio 2007

A minor scandal in the science blogosphere

01:36:10 pm, Categories: Ethics and Science, Medicine, Public Policy, Chemistry, 698 words

Science Journal (Almost) Polices the Blogosphere

If you blinked at any point over the last few days, you may have missed a minor scandal in the science blogosphere, pertaining to fair use of information from a scientific journal.

http://blog.sciam.com

Le psicosi bianche

Perché la schizofrenia è così importante nella ricerca psichiatrica? Perché viene considerata "il cuore" della psichiatria? E perché, nell'immaginario psichiatrico, il confronto con questa patologia viene ritenuto centrale ed insieme ineludibile?
La risposta più convincente a queste domande è che le psicosi schizofreniche costituiscano solo la punta di un iceberg che possiamo immaginare rappresentativo della patologia psichiatrica.
Centrale per questo dibattito risulta essere il tema delle psicosi schizofreniche a scarsa espressione sintomatologica (psicosi "paucisintomatiche" o "bianche"); gli autori lo affrontano chiedendosi, innanzitutto, che ruolo esse giochino rispetto a tutta la patologia schizofrenica: se, cioè, nelle forme a minore espressività si possa collocare l'essenza dell'esperienza psicotica o se invece esse debbano essere valutate come forme marginali, in cui i sintomi psicotici vengono ad attenuarsi.
Il dibattito sull'argomento viene presentato a partire da un punto di vista storico, che sottolinea come l'attenzione si sia soffermata ora sulle forme a più ricca sintomatologia, ora su quelle a sintomatologia più sfumata, entrambe di volta in volta considerate come depositarie dell'"essenza" della patologia schizofrenica.
L'attenzione alle forme a scarsa espressività consente di delineare più un modo di esistere che non una patologia. Ad esse gli autori si avvicinano rifacendosi alle acquisizioni della clinica psicoanalitica e della psicopatologia ad indirizzo fenomenologico; tale atteggiamento si rivela euristicamente fecondo perché permette di guardare la patologia psichiatrica e le esperienze psico(pato)logiche da un punto di vista insolito.
Il volume si propone come strumento di approfondimento per studenti e specializzandi in psichiatria, psicopatologia e clinica psichiatrica, ma anche come spunto di riflessione per quanti operano già all'interno dei servizi di salute mentale.

Primo Lorenzi è psichiatra e psicoterapeuta, dirigente medico di primo livello e docente di Psicologia clinica, Psicopatologia, Clinica psichiatrica e Psichiatria presso l'Università degli Studi di Firenze. È autore di circa cento articoli di argomento psicopatologico apparsi su riviste nazionali e internazionali.
Adolfo Pazzagli è ordinario di Psicologia clinica all'Università degli Studi di Firenze; direttore del Dipartimento di Scienze neurologiche e psichiatriche nella medesima Università, è membro dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi (AIPSI) e dell'International Psychoanalytical Association (IPA). Autore di numerose pubblicazioni è tra i curatori del Trattato Italiano di Psichiatria (Masson, 1993).

http://www.francoangeli.it

Chez Germinalyse