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Italian Journal of Psychology and Internet
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nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di
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ma anche la storia della psicologia italiana e mondiale in rete
dal 1996 al 2000
(i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati)
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martedì 11 settembre 2007

Network Neutrality

Network neutrality (equivalently “net neutrality”, “Internet neutrality” or “NN”) refers to a principle that is applied to residential broadband networks, and potentially to all networks. Precise definitions vary, but a broadband network free of restrictions on the kinds of equipment attached and the modes of communication allowed would be considered neutral by most advocates, provided it met additional tests relating to the degradation of various communication streams by others.

What’s this all about?

Big phone and cable companies are trying to get rid of Network Neutrality, the fundamental principle that prevents them from discriminating against your favorite Web sites and services.

Our broad coalition wants to keep the Internet free and open for everyone.

How does this affect you?

http://www.savetheinternet.com/

lunedì 30 luglio 2007

Marie Laure Caussanel, Psychanalyste à Monpellier, et le Net au Féminin

Marie Laure Caussanel
Psychanalyste - Tél : 09.51.76.26.64 - Mobile : 06.61.48.39.85
à Ivry sur Seine
et à Montpellier
Je me présente http://caussanel.free.fr/

giovedì 7 giugno 2007

Nuovi totalitarismi avanzano. Tra 'network spionistici' e affari occulti

Scrive francesco.mangascia sul suo blog:

7 giugno 2007

Un Colonello veramente speciale

http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it/post/1513826.html

Paolo Colonnello, il giornalista che ha firmato l' articolo sui presunti conti dalemiani in Brasile, articolo che ha infiammato sai i diessini che il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, corso immediatamente davanti alle telecamere a difendere il Ministro della Farnesina, Massimo D'Alema, lo stesso D'Alema che più di un anno fa linciò pubblicamente durante una trasmissione di Mentana, Matrix, Francesco Storace affermando che Lui, Massimo D'Alema aveva appurato, senza specificare come, alcune responsabilità di Storace etc etc.

Paolo Colonnello prosegue imperterrito con l'esposizione di fatti di cui è venuto a conoscenza, con l'art: Sono a San Paolo le carte dei veleni

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200706articoli/22442girata.asp

Incredibilmente, secondo me siamo al delirio di onnpiotenza al suo stadio più alto, i presidenti di Camera e Senato, Bertinotti e Marini, hanno chiesto al al presidente del Tribunale Livia Pomodoro di far pervenire "ogni utile elemento di informazione che possa fugare le preoccupazioni emerse in Parlamento, con specifico riguardo all'applicazione delle disposizioni e delle garanzie di cui all'articolo 6 della citata legge n. 140 del 2003 e delle norme processuali ivi richiamate".

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/ds-contro-indiscrezioni/ds-contro-indiscrezioni/ds-contro-indiscrezioni.html

Ma siamo impazziti? Devono informare chi su e perché?! la magistratura deve essere lasciate libera di indagare!! Marini e Bertinotti pretendono di venire a conoscenza del contenuto di alcune intercettazioni????!!!!!

Se ciò accadesse, se Marini e Bertinotti venissero accontentati, si potrebbe asserire senza dubbio alcuno che noi stiamo vivendo sotto una dittatura!
F G Mangascià

http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it

francesco.mangascia@gmail.com

Le indagini sono coordinate dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris
Gli accusati avrebbero costituito un "vero e proprio centro di affari occulto"
Tra le ipotesi di reato abuso d'ufficio, corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere.

martedì 5 giugno 2007

Network spionistico: la verità è schierata

Leggendo Republica.it di oggi, Nuova P2, la politica si divide. Parisi: "Veleni senza fondamento"
l'impressione è che la verità sul Network spionistico sia una verità schierata.

Interessante che a non negare in toto, o a smentire a metà siano esponenti del Governo e del nascendo Partito Democratico....

GOVERNO = mezze verità, qualche veleno
Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, interviene per contestare quella parte dello scenario che prende in considerazione il ruolo dei militari. A suo dire, si mescola qualche elemento di verità, "peraltro già noto, ad una alta dose di veleno"...

PARTITO DEMOCRATICO = fare luce nell'oscurità
Cauto, molto cauto il diessino Luciano Violante. Dice: "Sono abituato a giudicare ciò che vedo, lì si parla di poteri oscuri e i poteri oscuri non si vedono".

SINISTRA = trame inquietanti
Il segretario del Prc Franco Giordano sostiene che "esiste effettivamente una trama di realtà e poteri che viene fortemente difesa dalla destra". Come pure il leader e ministro verde Pecoraro Scanio ritiene che "le cose che vengono scritte sono inquietanti e se non si è in grado di smentirle, la situazione è degna di un intervento dei presidenti di Camera e Senato".

CENTRO DESTRA = fantascienza, fantasmi
le reazioni più nervose si registrano nel centrodestra, un fantasma e nulla più lo spauracchio della P2, sostiene chi prende la parola. Per il coordinatore forzista Sandro Bondi, "invece di prendere atto della realtà di un atto sconsiderato del viceministro Visco, la sinistra e i suoi giornali si rifugiano nella fantascienza inventando mostri immaginari fatti di presunti apparati semiclandestini e rispolverando il fantasma della loggia P2".

Il capogruppo leghista alla Camera, Roberto Maroni, prova a cavarsela con una battuta: "Il problema non è la nuova P2, ma Unipol 2, cioè U2, ovvero che un vice ministro l'ha combinata grossa come Bertoldo e ora si deve dimettere e se non lo farà lui si dovrà dimettere il governo e quindi dovremo andare ad elezioni subito, entro l'autunno".

Il presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, ex dipietrista transitato alla Cdl e già strenuo difensore dell'ex direttore del Sismi Pollari (come ora del generale Speciale) definisce la ricostruzione una "turpe teoria mediatica, una manovra politica che punta a depotenziare l'autonomia delle forze armate".

lunedì 4 giugno 2007

Il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano

Dopo l'articolo di ieri a firma Eugenio Scalfari (La maionese impazzita, per insufficienza di razionalità), qualcuno a Repubblica.it si deve essere accorto di talune impercettibili contraddizioni, ed ecco che, con un brusco rilancio al rialzo del già incandescente gioco politico italiano, spunta il network spionistico, che sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano, a firma Giuseppe d'Avanzo (Una nuova P2 ricatta la politica debole), tutto da leggere, impossibile da sintetizzare o condensare:

http://www.repubblica.it/2007/06

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Dietro l'affare Visco-Speciale c'è il prepotente riemergere di un ramificato potere occulto
L'errore del viceministro: non rendere pubbliche le ragioni dei cambi voluti a Milano

di GIUSEPPE D'AVANZO

Una nuova P2 ricatta la politica debole

Non è una buona cosa maneggiare l'affare Visco/Speciale come una baruffa tra due caratteri autoritari e spicciativi, e non come un conflitto tra istituzioni che annuncia un ben altro sismo, più violento e dagli esiti imprevedibili. Un'analisi senza profondità, tempo e memoria di questo "pasticciaccio" impedisce di scorgere l'autentico focus della crisi che sta incubando: il ritorno sul "mercato della politica" degli interessi di quell'"agglomerato oscuro" che si è andato costituendo all'ombra del governo Berlusconi e nella spensierata indifferenza o sottovalutazione dei leader del centro-sinistra, Prodi, D'Alema, Rutelli in testa.

Si può dire che quel che fa capolino con l'offensiva del generale è una varietà modernizzata della loggia P2. La si può definire così, una P2, soltanto per semplificazione evocativa anche se il segno caratteristico di questa consorteria non è l'affiliazione alla massoneria (anche se massoni vi abitano), ma la pervasività - sotterranea, irresponsabile, incontrollata, trasversale - del suo potere di pressione, di condizionamento, di ricatto.

E' necessario cominciare da Visco. I passi stortissimi del comandante generale della Guardia di Finanza non possono lasciare in ombra gli errori del viceministro, che sono gravi. Non è in discussione la limpidezza morale di Vincenzo Visco, ma l'efficacia delle sue mosse e soprattutto la coerenza delle sue iniziative con la strategia del governo di cui è parte. Il primo errore del viceministro è di non rendere trasparenti le ragioni dell'urgenza di cambiare aria nelle stanze del comando della Guardia di Finanza in Lombardia, di non farne una questione pubblica.

Visco cede alla tentazione di avviare, come si legge in una lucida analisi del Sole-24 Ore, "un rozzo spoils system nei confronti di personale militare ritenuto troppo vicino alla gestione politica precedente". Che in Lombardia, la Guardia di Finanza sia stata molto prossima e a volte subalterna alle volontà del ministro dell'Economia uscente, Giulio Tremonti - e che ancora oggi possa esserlo - è fatto noto dentro la Guardia di Finanza e nella magistratura, ma Visco tira per la sua strada in silenzio e al coperto, con un altro passo falso. "Anziché stare alla larga da diatribe annose e poco misurabili", pensa "di utilizzare un gruppo contro un altro, senza calcolare modi, conseguenze e nemmeno la forza di chi gli sarebbe potuto rivoltare contro" (ancora il Sole-24 Ore).

Tatticamente difettosa, l'iniziativa di Visco ha un altro deficit. Non è politicamente omogenea alle scelte del governo che ha deciso di stringere, contrariamente a quel che crede Visco, un patto di compromissione, un'intesa, un patto di non-aggressione, chiamatelo come volete, proprio con quel network di potere, di cui il generale Roberto Speciale è soltanto uno degli attori, e nemmeno il maggiore.

Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un "apparato" legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto "visibile". Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza; con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing; con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una "control room" e una "struttura S2OC" "capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato".

Quel che combina questo "mostro", che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa. Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - "anche cruente" - contro i presunti "nemici" del neopresidente del Consiglio. Durante la legislatura 2001/2006 raccoglie, "con cadenza semestrale", informazioni in Europa su presunti finanziamenti dei Democratici di Sinistra. E' il "dossier Oak" (Quercia), alto una spanna, denso di conti correnti, bonifici, addirittura con i nomi e i cognomi di presunti "riciclatori" e "teste di legno" dei finanziamenti occulti dei Ds che fanno capo ai leader del partito. Prima della campagna elettorale del 2006, l'apparato legale/clandestino programma e realizza una campagna di discredito contro Romano Prodi.

Sarebbe un errore, però, considerare il network "al servizio" del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è "autonomizzato", si è "privatizzato", è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. Vere, false non importa: sono qualifiche fluide - il vero e il falso - nella "mediatizzazione della politica dove ogni azione politica si svolge all'interno dello spazio mediale e dipende in larga misura dalla voce dei media". A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati; spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.

Con accorta disciplina, il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano che impedisce, all'uno come all'altro schieramento, di riconoscersi la legittimità (morale prima che politica) di governare. Alimenta così la sindrome di Berlusconi consegnandogli dossier sul complotto mediatico-giudiziario. La cura con una pianificazione di annientamento dei presunti complottardi. Eccita il "complesso berlusconiano" della sinistra e lenisce quello stato psicoemotivo, prima che politico, con informazioni sulle mosse vere o presunte del temuto spauracchio.

Quanto più il conflitto pubblico precipita oscurandosi in un sottosuolo, dove poteri frantumati, deboli, nevrotici tentano di rafforzarsi o difendersi; tanto più il network è in grado di essere il custode dell'opaca natura del potere italiano o il giocatore in più che può favorire la vittoria nella contesa.

La minaccia di questa presenza abusiva e minacciosa nel "mercato della politica", alla vigilia delle elezioni del 2006, sembra chiara al centrosinistra. C'è chi esplicitamente, con grande scandalo e dopo anni di distratto silenzio, avverte che "sono tornati i tempi della P2" e chi, più lucidamente, ragiona sul quel che è accaduto e sul da farsi. Preoccupato da una realtà che ha consentito di "sviluppare un agglomerato oscuro fatto di agenzie di investigazione e polizie private in combutta con infedeli servitori dello Stato che si muove in una logica di ricatto", trova "lo spettacolo spaventoso" e promette che "il nuovo governo solleciterà il Parlamento a indagare, accertare, comprendere cosa è accaduto". (Marco Minniti, oggi viceministro agli Interni).

In realtà, il governo Prodi appena insediato muove in tutt'altra direzione. Preferisce guardare altrove, incapace di prendere atto dell'infezione, in apparenza impotente a comprenderne il pericolo, addirittura impedito a programmare il necessario lavoro di bonifica. Quel che appare al vertice del network, il direttore del Sismi Nicolò Pollari, incappa nelle indagini della procura di Milano per il sequestro di un cittadino egiziano.

L'inchiesta mostra le connessioni del network e dimostra la sua attività di dossieraggio illegale. Incrociata con i risultati dell'istruttoria Telecom, offre una scena così inquietante per la qualità della nostra democrazia che dovrebbe convincere il governo a darsi da fare in fretta, a rimuovere, rinnovare, risanare; a chiedere al Parlamento - appunto - di "accertare e comprendere". Accade il contrario. Il sequestro del cittadino egiziano è protetto da un segreto di Stato che nemmeno Berlusconi e Gianni Letta hanno mai proposto alla magistratura milanese. Di più, per dare un minimo di credibilità alla sorprendente iniziativa, l'esecutivo non esita ad accusare dinanzi alla Corte Costituzionale di illegalismo la procura di Milano. Un altro segreto di Stato va a coprire gli avvenimenti che hanno accompagnato la missione in Iraq di Nicola Calipari, salvo poi chiedere a Washington "verità e giustizia".

Che si voglia tutelare, anche nella nuova stagione politica, il passato, i traffici e la fortuna dei protagonisti di quel network è ancora più chiaro quando si procede alla sostituzione dei vertici dell'intelligence. L'ammiraglio Bruno Branciforte va al Sismi senza alcuna delega in bianco o margini operativi e decisionali. Viene consegnato a un imbarazzante stato di impotenza. In sei mesi, per vincoli politici, non ha avuto la possibilità di rimuovere nemmeno un dirigente. Lo staff, i direttori centrali e periferici, il potentissimo capo del personale sono gli stessi dell'éra Pollari.

Ad alcuni degli uomini più fidati del generale uscente è stato consigliato di fare un accorto passo laterale diventando gli uomini forti e ascoltati del ministero della Difesa. Al Sisde il nuovo capo, Franco Gabrielli, ammette addirittura davanti al Parlamento che "così com'è, il servizio interno non può svolgere appieno un efficace compito di prevenzione". E tuttavia non riesce a incuriosire il ministro dell'Interno che, in sei mesi, non ha ancora trovato il tempo e il modo di riceverlo.

Se i "nuovi" hanno difficoltà a fare il loro lavoro, i "vecchi" possono ampliare - al contrario - il loro margine di manovra e i "punti di appoggio". Pollari è oggi consulente di Palazzo Chigi; il suo fidatissimo braccio destro, che con spavalderia minacciosa si è detto dinanzi al Parlamento "di sinistra" e prodiano, è addirittura al "Personale" della Difesa mentre il generale Emilio Spaziante, l'operativo di Pollari nella Guardia di Finanza di Roberto Speciale, è il numero due al Cesis, la struttura che fa da link tra la presidenza del Consiglio e l'intelligence militare e civile, una poltrona che, nel 2001, già fu di buon auspicio per Nicolò Pollari che da lì partì alla conquista della direzione del Sismi.

Il governo di centro-sinistra ha preferito chiudere un accordo di non-aggressione con quel network che, soltanto alla vigilia delle elezioni, appariva all'opposizione di ieri "spaventoso", "oscuro". Un'intesa cinica, realista che avrebbe anche potuto resistere se la parabola dell'esecutivo avesse dimostrato di poter durare a lungo; se la forza del governo avesse dimostrato, in questo suo primo anno, di essere adeguatamente salda e autosufficiente per poter affrontare l'intero ciclo quinquennale della legislatura.

Ai primi scricchiolii di popolarità e consenso, ai primi segnali di debolezza politica interna, il network è ritornato a muoversi con tutta la sua pericolosità
. Le minacce del generale Roberto Speciale ne sono una eloquente testimonianza. "So io che fare", ha detto ieri al Corriere della Sera. La congiuntura politica, la debolezza e le divisioni della maggioranza, qualche appuntamento di carattere giudiziario non inducono all'ottimismo e lasciano pensare che il peggio debba ancora venire, altro che il match Visco/Speciale.

Dunque. Ancora poche settimane e nel frullatore politico-mediatico entreranno le migliaia di intercettazioni telefoniche raccolte nell'inchiesta Antoveneta/Bnl. Un breve saggio di quanto possano essere esplosive lo si è già avuto nel 2006 con la pubblicazione della conversazione tra Gianni Consorte (Unipol) e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Ma in quelle intercettazioni si sa, per dirne una, che si ascolta la voce dei maggiori leader del centro-sinistra, a cominciare da Massimo D'Alema e del suo collaboratore più affidabile, il senatore Nicola Latorre.

A incupire la scena, la preoccupazione che le intercettazioni legali possano incrociarsi con gli ascolti abusivi e le indagini illegali della Security Telecom. Per quel che se ne sa, è stato trovato soltanto un dvd con migliaia di dossier, nella disponibilità di un investigatore privato che lavorava per la società di telecomunicazioni (o per lo meno per gli uomini della sua sicurezza). Nessuno è in grado di escludere, a Milano come a Roma, che quel dvd sia soltanto una parte dell'archivio segreto. Mentre non c'è dubbio che anche la più irrilevante briciola di quelle informazioni, raccolte illegalmente, sia oggi nella disponibilità dell'"agglomerato oscuro". Che avrà il modo e l'occasione di giocare una nuova partita e qualche asso.

I tempi sono favorevoli. Le anomalie, i vizi, gli sprechi della politica italiana hanno scavato un solco tra il Paese e il Palazzo mettendo in moto, per dirla con le parole di Massimo D'Alema, "una crisi di credibilità della politica che tornerà a stravolgere l'Italia con sentimenti come quelli che, negli anni novanta, segnarono la fine della Prima Repubblica". La storia ci insegna che una democrazia fragile e largamente screditata può sopravvivere anche molto a lungo, grazie ai sui meccanismi di autotutela, soltanto però "in assenza di eventi traumatici "esterni" che la facciano crollare".

Ora tutta la questione è in questa eventualità. Non c'è dubbio che il network oscuro sia in grado di creare, anche artificialmente, un evento "traumatico" esterno. I dossier - veri o falsi, non importa - raccolti negli anni del governo Berlusconi dall'apparato legale/clandestino di spionaggio possono di certo esserlo. Se si guarda a come si è mosso, contro Vincenzo Visco, il generale Roberto Speciale, sembra di poter dire che in giro ci sia anche la volontà di farlo, la determinazione senza tentennamenti.

Il comandante della Guardia di Finanza ha tentato, infatti, di "giudiziarizzare" il braccio di ferro con il viceministro, di alimentare con la sua testimonianza (aggiustata per l'occasione) un'indagine penale e, sotto l'ombrello dell'inchiesta, mettere in circolo veleni, notizie mezze vere e mezze false o del tutto manipolate, capaci di "travolgere il Paese con i sentimenti degli anni novanta". Può essere stato soltanto un piccolo accenno di quanto accadrà di qui a dieci giorni. Sapremo presto quali iniziative intende muovere, quest'altra P2 - simile, ma non uguale a quella che abbiamo conosciuta - e quale forza di dissuasione o di compromesso è in grado di opporre il sistema politico.


(4 giugno 2007)

lunedì 28 maggio 2007

Centro Mimir su Facebook, un sistema operativo sociale

Facebook sarà un sistema operativo sociale

http://webnews.html.it

25 Maggio 2007 ore 10:07 | Giacomo Dotta

Facebook ha palesato le proprie ambizioni di mercato proponendosi come una sorta di sistema operativo sociale in grado di interagire con applicazioni (gadget) di aziende terze. Microsoft, Amazon, Twitter ed il Washington Post sono in prima fila...

Mark Zuckerberg, fondatore del gruppo, spiega chiaramente che intende trasformare la propria creatura in un «sistema operativo sociale». Per realizzare le palesate ambizioni la piattaforma Facebook è stata aperta all'interazione di aziende terze, le quali potranno ora liberamente sviluppare tool da offrire agli utenti del network offrendo così valore aggiunto a tutte e tre le parti in causa. I primi ad avventurarsi nella produzione di gadget sarebbero, secondo quanto comunicato dal Washington Post, lo stesso editore (per un progetto di indirizzo politico), Microsoft (il quale spingerà Popfly verso il network) e Amazon (pronto a un widget per consigli e acquisti relativi al mondo dei libri), nonchè Twitter e Photobucket...