Arte e Mente Livestream Channel

\

owllogo

The Daily Owl
Italian Journal of Psychology and Internet
Psicologia Online

WebPsych Partnership Member

ARCHIVIO

nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di
Italian Journal of Psychology and Internet - Psicologia Online
ma anche la storia della psicologia italiana e mondiale in rete
dal 1996 al 2000
(i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati)
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post

martedì 9 novembre 2010

Brescia, da 10 giorni 6 giovani immigrati appollaiati sopra una gru per chiedere il rispetto dei loro diritti

Crash : Quelli della gru






Dall'esperienza decennale di Un mondo a colori Rai Educational presenta, dal 15 ottobre 2010 ogni venerdì all'1.00 su RaiTre, la seconda edizione di CRASH - contatto, impatto, convivenza, un programma di Valeria Coiante con la collaborazione di Emilio Casalini, Andrea Tinari, Alberto Isopi, Paolo Zagari.

http://www.crash.rai.it/

BRESCIA 15 GENNAIO 2010, Ore 20:53: I RAGAZZI SONO SCESI DALLA GRU !!!

Ore 20:53: i migranti sono in auto e vanno verso la Questura. Come da accordi presi e da precisa richiesta dei migranti, con loro ci sono solamente gli avvocati e i funzionari della Digos e non poliziotti e carabinieri nè tantomeno politica...nti e presenzialisti dell’ultim’ora.

Ore 20.51: scendono tutti e 4 insieme, sotto li aspettano i loro legali per accompagnarli e dare loro tutela costante anche in Questura, dove probabilmente i quattro verranno portati nei prossimi minuti

http://www.radiondadurto.org/2010/11/siamo-tutti-sulla-gru-diretta-del-diciassettesimo-giorno/

Brescia, 15 Novembre 2010, la TRATTATIVA. La si puo' seguire su Radio Onda d'Urto,

Brescia. Nella notte riparte la trattativa. Diocesi, Cgil e Cisl cercano di trovare una mediazione tra mille difficoltà, dopo aver incontrato a lungo il prefetto e il questore.
Sono circa le 22.30 quando padre Mario Toffari affiancato da don Fabio Corazzina, Renato Zaltieri della Cisl e Damiano Galletti della Cgil arrivano ai piedi della gru. Poco dopo arriva anche Maurizio Zipponi, responsabile del lavoro per l'Italia dei Valori, Hanno con loro due walkie talkie per tentare di parlare direttamente con i quattro asserragliati sulla gru e una proposta scritta di sicuro interesse: saranno messi a disposizione degli immigrati gli avvocati da loro scelti per tutte le azioni legali necessarie. Inoltre sarà concesso un presidio autorizzato a Brescia e verrà aperto un tavolo istituzionale in Prefettura con la presenza di tutti coloro che sono stati vicini agli immigrati in questa fase. Inoltre, «durante tale percorso verrà garantito un trattamento umanitario così come è già stato riservato agli altri due già scesi».


http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/201048_ore_22.30_il_dialogo_si_riapre_oggi_la_risposta_dei_4_sulla_gru/

QUELLO CHE LA TELEVISIONE O LA STAMPA NON HANNO MOSTRATO: PERCHE' UNA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA?
Brescia 13 novembre 2010: commemorazione a piazza Rovetta dell'eccidio
di quattro partigiani caduti per mano nazista nel 1943

ARNALDO DALL'ANGELO
GUGLIELMO PERINELLI
ROLANDO PEZZAGNO


PRIMI CADUTI PER LA LIBERTÁ

45 ANNI OR SONO NELLA NOTTE
DEL 13 NOVEMBRE 1943
STRAPPATI DALLE LORO CASE
VENNERO IN QUESTA PIAZZA
BARBARAMENTE ASSASSINATI
DAI FASCISTI


COMUNE DI BRESCIA A.N.P.I.

http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=1444

Brescia 13 novembre 2010 manifestazione e scontri



clemenzap | 14 novembre 2010

Brescia 13 novembre 2010: commemorazione a piazza Rovetta dell'eccidio di quattro partigiani caduti per mano nazista nel 1943, Da due settimana in città c'è un forte clima di tensione . dopo l'occupazioine della gru del cantiere della metropolitana da parte di un gruppo di immigrati .
Alla manifestazione hanno adererito anche alcuni giovani dei centri sociali di Milano e di altre città per dare solidarietà agli immigrati in lotta .
il presidio è stato caricato dalle forze dell'ordine dopo che alcuni giovani avevano spinto le transenne e lanciato alcuni oggetti.

«Compagni, scendete anche voi»

L'APPELLO. Kuldip Singh in questura a fianco del questore a accompagnato dal mediatore indiano che lo ha convinto a scendere. La magistratura ha sospeso l'espulsione dell'indiano per motivi di giustizia. Dopo la prima notte di quiete ha pensato ai compagni: «Fa freddo, venite giù» 13/11/2010

«Compagni, scendete anche voi»

L'APPELLO. Kuldip Singh in questura a fianco del questore a accompagnato dal mediatore indiano che lo ha convinto a scendere. La magistratura ha sospeso l'espulsione dell'indiano per motivi di giustizia. Dopo la prima notte di quiete ha pensato ai compagni: «Fa freddo, venite giù» 13/11/2010

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/200601_compagni_scendete_anche_voi/

È riuscito a dire pochissime parole, tradotte dal mediatore indiano, il presidente del servizio sociale della Comunità indiana che l'ha convinto a cessare la protesta e che anche ieri mattina gli era a fianco.

... dunque il 'mediatore' sarebbe il "presidente del servizio sociale della Comunità indiana" ...

da confrontare con "Conferenza stampa Diritti per Tutti", 12 Novembre 2010,

1 http://www.youtube.com/watch?v=3BgIQHXhkrE
2 http://www.youtube.com/watch?v=U-RUUe4xnQk
3 http://www.youtube.com/watch?v=pNKgXxoFCeY
4 http://www.youtube.com/watch?v=hzSeNMLtMyo

 

Annozero 11 11 2010 (3)


intervento conclusivo del sindaco di Firenze, Matteo Renzi

Annozero 11 11 2010 (2)


Annozero 11 11 2010 (1)


Brescia, la svolta mercoledì alle 14.20: Singh scende dalla gru - tg Teletutto


Gru, "sospetta" la discesa di Singh
giovedì 11 novembre 2010
immigrati_scendono1.jpg
(red.) Cosa c’è dietro la discesa di Kulib Singh, il 26enne indiano che, mercoledì pomeriggio, ha abbandonato la protesta sulla gru nella quale si trovava dal 30 ottobre (leggi qui)?
Non sarebbe dovuto a problemi di salute, o forse non solamente a quelli, l’abbandono del presidio a 35 metri da terra da parte dell’immigrato, dal 2005 in Italia.
Il dubbio viene espresso dai rappresentanti dell’associazione “Diritti per tutti”, da tempo impegnata a sostenere la lotta degli immigrati contro quella che è stata definita la “sanatoria truffa” (leggi qui).
Secondo gli antirazzisti, l’entrata in scena del mediatore della comunità indiana, intervenuto nel primo pomeriggio di mercoledì presso il cantiere metrobus di via San Faustino a Brescia, è finalizzata a screditare la battaglia degli extracomunitari.
Sukhdev Singh Kang, presidente del servizio sociale della Comunità indiana, in Italia dal 1994 e residente a Gavardo, mercoledì ha parlato a lungo al telefono con Singh il quale si sarebbe poi deciso a scendere abbandonando la gru.
Secondo quanto riportato dagli attivisti di “Diritti per tutti”, il “mediatore” avrebbe detto che il 26enne indiano voleva solo aiutare gli altri e che non voleva fare male a nessuno. Non solo, il presidente del servizio sociale della Comunità indiana avrebbe riferito che il ragazzo non avrebbe voluto compiere un’azione simile, ma che quel sabato 30 ottobre, giorno della manifestazione non autorizzata durante la quale gli immigrati sono saliti sulla gru (leggi qui), quattro o cinque italiani lo avrebbero incitato a salire insieme con gli altri.

http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/21348/1/

Mah, il 'gandhiano' Singh è sceso, moltissimi immigrati non islamici e non provenienti da Paesi come Pakistan, Egitto o Marocco non partecipano alle 'lotte' proprio perchè non ne condividono alcuni aspetti. Meno polemiche è più solidarietà, tra immigrati e tra Italiani e immigrati non guasterebbe :)

Brescia, Diritti per Tutti, Playlist


il Popolo Migrante, Brescia, manifestazione del 6 novembre



bicimax | 07 novembre 2010
la manifestazione del 6 novembre a Brescia in solidarietà col gruppo di sei migranti, da una settimana su una gru del cantiere del metrò, per chiedere Diritti uguali per tutti. I manifestanti erano quasi 10mila.


Notizia scritta il 10/11/10 alle 08:44. Ultimo aggiornamento: 10/11/10 alle: 09:02

LA GRU NON SARA’ MAI SOLA! IL PRESIDIO PERMANENTE NON SI FERMA. AGGIORNAMENTI CONTINUI

Ore 7:30. Un’altra notte è finita. Continua e persiste la solidarietà per i ragazzi sulla Gru. Ieri sera in Via San Faustino la Musica degli Appel (qui il video) ha tenuto compagnia ai sei migranti arrivati ormai all’undicesimo giorno di mobilitazione a 35 metri d’altezza.

Il primo aggiornamento di giornata da parte di Felice Mometti di Sinistra Critica. [Scarica e Ascolta!]
Vietato protestare in maniera non conforme alle norme...
Una gru lasciata incustodita nel recinto di un cantiere incustodito... è 'a norma' (ad esempio anti infortuni) ?

Protesta immigrati a Brescia, prefetto: "Linea dura" - tg Teletutto

CRONACA: dal TT-TG delle ore 19.30 di lunedì 8 novembre 2010

La vignetta di Gianni Carino
Sanatoria 2009 ( TUTTI GLI ARTICOLI )
Siamo tutti sulla stessa gru
  • http://www.sinistraeliberta.eu/vetrina/siamo-tutti-sulla-stessa-gru
    Il vice sindaco di Brescia più o meno ha detto così: lasciateli là senza cibo. Alla fine vedrete che scenderanno. Parlava dei migranti, quei sei che si sono arrampicati sulla gru del cantiere della metropolitana per protesta contro la legge che li discrimina e li imbroglia, cioè la sanatoria che non sana nulla e lascia sul campo diritti e vite senza futuro. Si sono chiesti loro i soldi per regolarizzarli ma poi a distanza di un anno, le loro domande sono state respinte e non gli sono stati nemmeno restituiti i soldi.

Notizia scritta il 09/11/10 alle 08:07. Ultimo aggiornamento: 09/11/10 alle: 08:19

SOTTO E SOPRA LA GRU, IL GIORNO DOPO LE CARICHE: LA LOTTA PROSEGUE SENZA SOSTA

http://www.radiondadurto.org/2010/11/sotto-e-sopra-la-gru-il-giorno-dopo-la-lotta-a-brescia-prosegue-senza-sosta/

Dalla gru di Brescia, Videomessaggio per Napolitano degli immigrati.



emiliocasalini | 08 novembre 2010
Brescia, 7 Novembre 2010:
Ad Emilio Casalini, inviato di "Crash", i 6 immigrati che sono saliti su una gru nel cantiere della metropolitana di Brescia, consegnano un videomessaggio per il presidente Napolitano: "Presidente, sei anche il NOSTRO Presidente, vogliamo essere considerati cittadini italiani, vogliamo il nostro permesso di soggiorno"




Ore 6.20: La notte è finita. Sono passate 24 ore dallo sgombero del sotto la . In via San Faustino cresce il numero degli antirazzisti solidali con la protesta dei 6 , arrivati ormai al decimo giorno di mobilitazione a 35 metri d’altezza. Attorno al cantiere di piazzale Battisti restano schierati poliziotti e carabinieri. La situazione è calma, ma non tranquilla. Ci si aspetta un’altra giornata impegnativa: c’è da portare avanti la lotta sopra e sotto la , ma anche da verificare come l’autorità giudiziaria intenderà procedere nei confronti degli arrestati di ieri. Da chiarire anche la sorte dei 12 migranti deportati nei Cie. Il primo aggiornamento di giornata da via San Faustino con Irene della redazione.

Ore 7.40: Ancora un aggiornamento sulla situazione in via San Faustino con Maurizio Murari, uno dei nostri collaboratori fermati ieri mattina.
Brescia oggi. la gru

Da Brescia a Milano, migranti «sospesi» per la regolarizzazione
http://www.unita.it/news/immigrazione/105590/da_brescia_a_milano_migranti_sospesi_per_la_regolarizzazione
Video: http://video.unita.it/media/Cronaca/Brescia_i_migranti_dalla_gru_1895.html

Brescia la protesta sulla gru resiste dopo le cariche



clemenzap | 08 novembre 2010
Brescia 8 novembre 2010

questa mattina all'alba polizia e carabinieri hanno caricato gli immigrati che presidiano dal 30 ottobre il cantiere della metropolitana di Brescia dove sei ragazzi sono saliti sulla gru per dare voce alla protesta per ottenere il permesso di soggiorno ,ci sono stati diversi arresti e anche feriti , la polizia ha creato un cordone intorno al cantiere, blindando una parte della città, sono stati anche maltrattati e caricati comuni passanti ,la repressione che in questi giorni stiamo tutti subbendo sembra il disperato colpo di coda di un governo che non ha più senso di esistere . la federazione PRC di Brescia federazione della sinistra sarà sempre al fianco dei più deboli ,dei più sfruttati ,per la difesa dei diritti e della costituzione che ripudia ogni forma di razzismo e di xenofobia .Appena si è sparsa la voce dello sgombero del presidio centinaia di cittadini e di immigrati fin dalla mattina si sono diretti verso la gru fronteggiando senza paura il blocco della polizia fino a tarda sera .

Con video da Prossima fermata: Italia (Firenze, Stazione Leopolda, 5-6-7 Novembre 2010)
Prossima fermata: Brescia ?


NON LI LASCEREMO MAI SOLI Brescia 8 novembre, anche in Second Life
NON LI LASCEREMO MAI SOLI Brescia 8 novembre, anche in Second Life
http://maps.secondlife.com/secondlife/Rodasia/161/228/23

Rodasia, in notturna



centromimir | 09 novembre 2010

venerdì 23 aprile 2010

Brescia, i bresciani, Lega e razzismo. Il rinascimento italiano puo’ ripartire soltanto da Firenze, ma forse anche da Brescia

Marmentino

Marmentino

Voglio spezzare una lancia a favore di Brescia e dei bresciani. La Lega, sui ‘media’, e Brescia, sembrano legati a doppia mandata, come se la Lega fosse nata a Brescia, e i Bresciani fossero i rappresentanti del peggiore razzismo. Come direbbe il sindaco ‘a modino’ di Firenze, Renzi, mi imbelvisco.

Brescia oltretutto ha moltissimo in comune con Firenze, e con il Rinascimento italiano.

Città e valli industriali da sempre’, e da a sempre anche fertile terra di agricoltura e allevamenti, invasa e attraversata da popolazioni dei 4 angoli della terra, da tempo immemorabile.

I Bresciani sono ’schietti’, si dicono le cose ‘in faccia’, e questa schiettezza, come si vede nei numerosi servizi televisivi, contagia anche i nuovi immigrati.

Ho avuto modo negli ultimi decenni di vedere immigrati in molte città italiane, e francamente l’equilibrio di relazioni umane che si è realizzato nel territorio bresciano l’ho riscontrato raramente altrove.

Vero che volano parole grosse, perchè da sempre i Bresciani ‘parlano’, al bar, nelle piazze, nelle sedi istituzionali, con linguaggio colorito e ’senza peli sulla lingua’, in un dialetto simile al bergamasco, ma addolcito dal prolungato dominio della Repubblica di Venezia, e dai numerosi e ripetuti contatti con altre civiltà e culture: perchè i bresciani sono da sempre anche MIGRANTI, ovunque nel mondo.

Ho in orrore le idee razziste e xenofobe e le conseguenti pratiche leghiste, ma al contempo penso sia sbagliato prendere sempre e soltanto Brescia come esempio di città e territorio leghista.

VORREI IL DISEGNO DI UNA PECORA

VORREI IL DISEGNO DI UNA PECORA

Fin dal tempo dei Galli celtici, i Bresciani sono sempre stati ‘contro’ ogni limitazione della loro libertà, delle loro autonomie (in particolare nelle tre valli che confluiscono nella città di Brescia, dove già nell’anno 1000 si costituivano i primi Comuni) che hanno rivendicato contro etruschi, goti, milanesi, franchi, spagnoli, veneti illuminati e, a volte altrettanto illuminati, asburgici austriaci, così come dalle valli sono scesi a contrastare i Francesi e Napoleone.

Ma Brescia, città e valli, è anche terra di arte e cultura, di umanesimo, rinascimento, illuminismo, scienza, tecnica, tensione al futuro che unisce saperi, sapori, umori, relazioni umane, passioni anche aspre.

Cito per ora solo un link a un mio vecchio blog

http://brixia.splinder.com/

una pagina del mio blog, Memoria e Memorie
http://www.centromimir.it/memoria-e-memorie/

e un video, di Paola Pandolfini

http://www.youtube.com/watch?v=2ST9mBg3gzs

poi magari, se interviene qualcuno, continuo.

In sintesi, ritengo sia un grave errore confondere il particolare ’stile comunicativo’ dei Bresciani, che ha anche i suoi aspetti ‘ruspantemente’ positivi, e l’antica passione per la caccia, con questioni ben più profonde, come la reale capacità di accoglienza e di dialogo col ‘diverso’, tipica di queste terre.

In particolare la Sinistra, che ha perso il Nord Italia, e anche Gianfranco Fini, dovrebbero riflettere bene come distinguere sostanza e apparenza, perchè forse la ‘chiave’ per trasformare anche Brescia, come Firenze, in una città di punta per un nuovo rinascimento italiano, c’è già…

Un esempio di bresciano che molto prima che esistesse la Lega, come il sudtirolese/altoatesino Alexander Langer, si batteva per il recupero e la sopravvivenza delle culture locali, e per un vero federalismo:

Gian Butturini


Brescia La particolare storia e cultura bresciane oggi e negli scorsi millenni

La storia e la cultura bresciane, oggi e negli scorsi millenni, a partire dalla colonizzazione camuna e celtica, seguita da quelle etrusca, romana, longobarda, veneta, francese, spagnola, austriaca e italiana, ha delle particolarità tali da rendere davvero speciale il territorio delle Tre Valli (Camonica, Trompia e Sabbia, e della pianura, delle montagne e dei laghi (Iseo, Garda, Idro, Ledro e gli incantevoli laghetti alpini)

Brescia Piazza Loggia in Second Life

Brescia Piazza Loggia in Second Life

Non solo fin dalla più remota antichità (5-7000 anni orsono) si sono qui intrecciati interessi minerari (estrazione del ferro e di altri preziosi minerali) e dunque artigianali e industriali, con i pascoli alpini (la malga, l’alpeggio) e l’agricoltura della campagna che si estende verso i territori di Mantova e Cremona, ma la posizione geografica stessa, all’incrocio tra popoli ed etnie di provenienza diversa hanno favorito il confronto e lo scambio fino a costituire ancor oggi le basi della pacifica convivenza di genti provenienti dai quattro angoli del globo, dopo che per secoli i bresciani sono stati loro stessi migranti, praticamente ovunque.

Questo ha favorito anche il convergere nel territorio bresciano di arti e artisti: lo si puo’ facilmente scoprire dall’architettura di Brescia, con il suo cuore romano, ma anche veneto e toscano – rinascimentale, e però anche girovagando per le valli, nei più sperduti paesini.

Brescia che verra, in Second Life

Brescia che verra', in Second Life

Come Marmentino, ad esempio, il cui toponimo rimanda forse al carcere Mamertino presente nell’antica Roma, da cui i colpevoli di reati più gravi venivano damnati ad metalla, ovvero spediti a cavare ferro in Valle Camonica e in Valle Trompia, come testimoniano, tra l’altro, i pochi resti intatti delle antiche strade romane che attraversavano, in quota, longitudinalmente le valli alpine.

Intorno all’anno 1000. Marmentino e i comuni limitrofi dell’Alta Valle Trompia (a nord di Gardone) furono tra i primi a rivendicare le proprie autonomie federandosi in comunità (una nobile famiglia, le donne di Fusio, di origine valsabbina, donarono al comune di Marmentino il proprio territorio, ad esempio), e queste autonomie furono a lungo riconosciute e tutelate dalla Serenissima Repubblica di Venezia

Il carteggio della famiglia Zubani

Venerdì 16 gennaio scorso nella chiesa parrocchiale dei SS. Cosma e Damiano di Marmentino è stato presentato ufficialmente il volume relativo al carteggio della famiglia Zubani; relatori il sindaco Mario Nicolini, il presidente della Provincia architetto Alberto Cavalli, il professor Sandro Fontana docente universitario a Brescia, la professoressa Piera Tomasoni docente universitaria a Pavia e il professor Idelfonso Corini assessore alla cultura della Comunità Montana di Valle Trompia, coordinatore Carlo Sabatti

Pubblicato il pregevole ed inedito carteggio della famiglia Zubani dagli ultimi decenni dell’800 alla metà del ’900 – curatrice la professoressa Elena Pala Zubani. Il volume edito dalla Com&Print di Brescia è stato voluto dall’Amministrazione Comunale di Marmentino.

Nella premessa al libro, davvero prezioso, Mario Nicolini, sindaco da un decennio, fratello del compianto mons. Giulio (vescovo di Cremona), rimarca le caratteristiche dell’operoso e solatìo Comune montano di Marmentino, la cui vita riemerge significativamente nelle pagine delle missive degli Zubani e dei loro corrispondenti: «A Marmentino, con le contrade di Ville, Dosso e Ombriano – scrive lo storico Carlo Cocchetti nel volume “Brescia e sua provincia” (p. 271), edito a Milano nel 1858 – «si raccolgono noci e funghi d’antana. […] L’Oratorio dell’Assunta a Dosso venne edificato nel XIV secolo, e unito alla parrocchiale nel 1459.
La cartolina inviata da Ippolita Zanardelli, sorella del celebre  statista bresciano, a Cicino ZubaniLa parrocchia ha quadri dei tre nostri migliori cinquecentisti».
Nel 1898 Gustavo Strafforello in “La Patria – Geografia dell’Italia – Provincie di Bergamo e Brescia” (p. 352) specifica che il territorio del Comune di Marmentino, con 786 abitanti, «si trova nell’interno dell’alta Val Trompia, alla sinistra del Mella e sulle scoscese pendici del monte Ario (1757 m.), dividente questa vallata dalla contigua Val Sabbia. Il Comune di Marmentino è assai frazionato. – Marmentino, villaggio capoluogo, non conta più di 230 abitanti e trovasi a 825 metri sul livello del mare. Ha una discreta chiesa parrocchiale», con «una pala d’altare di buonissima scuola, attribuita al Tiziano, ma più probabilmente opera del Moretto. Altro dipinto, non privo di pregio, in questa chiesa è un Sant’Antonio, assai guasto e dovuto al bresciano Lattanzio [Gambara]. Frazioni di questo Comune sono: Ombriano (891 m.) e Ville (825 m.). […] Santo Zubani, poeta dialettale bresciano, maestro elementare e  segretario comunale di Marmentino, tra le vie di Dosso di Marmentino
Il suolo di Marmentino è abbastanza fertile: dà frumento, segala, canapa, patate, barbabietole ed altri prodotti. Ha ricche boscaglie cedue e d’alto fusto, nonché estesi pascoli, dai quali è assai favorito l’allevamento del bestiame, industria principale del luogo».
Marmentino è il paese d’origine degli Zubani, il cui carteggio è valorizzato in questa edizione che è testo di acuta umanità ed insieme di storia ‘nostra’ dagli ultimi vent’anni dell’800 agli anni Quaranta del secolo scorso. L’Amministrazione Comunale di Marmentino è orgogliosa di quest’opera che vuol essere un omaggio alla gente di questo borgo della Valle del Mella, povero nella sua economia montana di sussistenza che ha costretto molti ad emigrare per lavoro, ma ricco di opere d’arte, come ricordano gli storici citati. Basterà nominare la mirabile pala maggiore del Redentore con i SS. Cosma e Damiano, ora concordemente attribuita al grande Moretto da Brescia, lo stupendo S. Antonio abate, già assegnato al Gambara, ma – liberato dalle ridipinture che l’avevano sfigurato – più giustamente dato al Bonvicino ed il raffinato quadro della Madonna del Rosario di Pietro Maria Bagnatore, opere conservate nella parrocchiale dei SS. Cosma e Damiano, e poi la deliziosa tela di S. Rocco di Ombriano e la meravigliosa pala dell’Assunta del Dosso, entrambe firmate dal Bagnatore. La  cartolina inviata da Jeannette a Peppino Zubani nel 1914
Proprio al Dosso vivevano gli Zubani del carteggio. Non è casuale la pungente nostalgia di Cenzo che dalla Sardegna dove lavorava come chimico sogna le feste grandi celebrate al Dosso per l’Assunta. Il maestro e poeta Santo – tra l’altro – parla delle sue esperienze come insegnante elementare e come segretario comunale nel suo paese natio; intensa anche se breve è l’esistenza di Peppino, addolcita dal tenerissimo amore di Jeannette, personaggio di sublime delicatezza; don Franco è combattente e cappellano militare; Teresa Mazzoldi, sposa di Santo, è cugina degli Zanardelli, tra cui spicca l’onorevole Giuseppe, presidente del Consiglio. Non mancano cenni al grande statista, la cui famiglia era originaria di Collio, ed ai liberali zanardelliani. Un mondo di affetti, di difficoltà, di accettazione delle fatiche del vivere, di speranze e sogni, piccolo e grande universo d’un paese di montagna, in cui pulsano le ragioni della fede e la religione del lavoro.
Siamo profondamente grati alla professoressa Elena Pala Zubani che ha voluto donarci un’opera così viva e fonte di arricchimento umano e culturale.
Commoventi la cura e la passione dedicate all’interessantissimo carteggio che fissa negli annali della storia vicende emblematiche dell’antica terra di Marmentino, di cui la sua gente è legittimamente orgogliosa».
Fabio Ferraglio, sindaco di Sarezzo, nuovo presidente della Comunità Montana che ha patrocinato l’opera, sottolinea: «Così vera e viva appare la nostra Valtrompia fra le righe delle centinaia di lettere dell’epistolario Zubani. Questo mi è parso, fra i molti, il pregio più significativo della splendida opera curata dalla professoressa Elena Pala Zubani e voluta dall’Amministrazione Comunale di Marmentino. Uno sguardo dall’interno, una descrizione non stereotipata, uno spaccato di vita vissuta che fa riecheggiare, in tutti noi, il richiamo di una storia che, seppure un po’ distante cronologicamente, ci appartiene e ci accomuna.
Il tono familiare, le espressioni di delicata intimità, la commozione che pervade le missive dal fronte: tutto, in questo epistolario, evidenzia la grande umanità, l’attaccamento ai valori di sempre tipico della nostra gente. Una sorta di filo rosso che attraversa e unisce le generazioni di valtrumplini.
Un cenno doveroso alla documentazione fotografica così straordinaria e per certi versi sorprendente che ci riconsegna un mondo forse troppo presto dimenticato e che merita di venire riscoperto e offerto alla riflessione e all’analisi delle nuove generazioni.
Alla professoressa Elena Pala Zubani, a Mario Nicolini e alla sua amministrazione, va il ringraziamento della Comunità Montana di Valle Trompia per averci regalato un dono così particolare e prezioso».
L’architetto Alberto Cavalli, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Brescia, che pure è sponsor dell’importante pubblicazione, ha voluto specificare le peculiarità dell’opera, data accuratamente alle stampe e ricchissima di riferimenti di storia e profonda umanità: «Un’edizione di fonti è sempre un’opera culturale pregevole, non solo perché mette a disposizione contenuti di conoscenza poco noti o difficilmente accessibili, ma soprattutto perché consente ad una comunità di riconoscersi nel passato che le è proprio. Il vasto territorio bresciano custodisce, nella varietà delle sue forme e nella suggestione di suoi paesaggi, un patrimonio culturale ricchissimo, in larga parte ancora da scoprire», rileva il presidente Cavalli, aggiungendo: «Le opere e i giorni del maestro e poeta Santo Zubani, della moglie Teresa Mazzoldi, dei loro figli e delle sorelle del grande statista bresciano Giuseppe Zanardelli – del quale ricorre il primo centenario della morte, che la Provincia ha celebrato con una prestigiosa mostra al Vittoriano di Roma e nei luoghi bresciani che hanno inciso nella sua vita di politico e giurista – rivivono, dunque, in questo epistolario, amorevolmente edito e commentato dalla professoressa Elena Pala Zubani di Marmentino.
Si tratta di uno squarcio di grandissimo interesse che documenta – attraverso la corrispondenza privata dei Mazzoldi, degli Zubani e dei cugini Zanardelli – le vicende umane della provincia bresciana, tra la fine dell’Ottocento e l’intero Novecento.
Sullo sfondo c’è l’alpestre, solatio e bellissimo paese di Marmentino, in Alta Valtrompia. Non mancano accenni a Irma, Gardone, Tavernole, Brescia, Bergamo e Milano, luoghi che hanno raccolto le tracce del tempo, i personaggi, le loro vicende e consuetudini.
Esemplari e di grande rilevanza sono le missive che Cenzo Zubani inviò dalla Sardegna, nelle cui miniere lavorò tredici anni come chimico. Struggente, appassionato e tragicamente breve l’amore tra Jeannette, affascinante e misteriosa giovane milanese, e Peppino Zubani, scomparso all’età di ventitré anni. Commoventi le lettere dal fronte del sacerdote valtrumplino, don Franco Zubani, detto Cicino, che testimoniano ansie, dolori, nostalgia pungente per l’amatissima “piccola patria” di Marmentino, la terribile sofferenza causata dal distacco dai propri familiari durante la prima guerra mondiale.
Altrettanto coinvolgente il capitolo sulle vicende di don Franco, tenente cappellano militare in Africa Orientale durante la seconda guerra mondiale: un susseguirsi di episodi, lieti e tristi, a scandire le esistenze, indubitabilmente sorrette dalla fede in Dio.
Il volume, denso di note puntuali e di riferimenti bibliografici, è arricchito da splendide immagini e vecchie fotografie che fanno rivivere molti aspetti di un mondo ormai sbiadito. Prezioso approfondimento di un periodo storico che fa compendio di una comunità che ritrova le ragioni dello stare insieme.
Ad Elena Pala Zubani il merito, nato da un appassionante attaccamento a Marmentino ed alla Val Trompia, di aver tratteggiato un affresco carico di ricordi, di nostalgia e di vita vera».
La presentazione del libro, edito ‘per felice iniziativa’ del Comune di Marmentino, è dovuta alla professoressa Piera Tomasoni, docente presso l’Università di Pavia, la quale sostiene che: «Il carteggio Zubani, di ambiente piccolo borghese, relativamente benestante, non entra nell’universo popolare in senso proprio: ma ciò non toglie nulla al suo interesse.
Da queste lettere, dovute a vari corrispondenti e addensate soprattutto nell’arco di anni compreso tra il 1890 e gli anni Venti del secolo scorso, emerge uno spaccato significativo della vita e delle aspirazioni della classe media della provincia bresciana: attiva e tenace nella costante ricerca di migliorare la propria condizione, laboriosa, ottimista, e profondamente legata ai valori della famiglia, della fede e delle proprie tradizioni.
Le voci che qui si susseguono, oltre a quelle di Santo e della moglie, sono quelle di tre dei loro quattro figli: Don Franco, con lettere degli anni giovanili di studente a Brescia, e poi del servizio militare sui fronti della prima guerra mondiale, fino alla prigionia in Kenya, durante la seconda, testimoniata in sintetiche ed efficaci note di diario; Cenzo, che lavorò per molti anni come chimico presso le miniere di Ingortosu, in Sardegna; Peppino, volontario durante la Grande Guerra e morto giovane, di tubercolosi.
Spiccano tra tutte, a mio parere, le lunghe, bellissime lettere dalla Sardegna di Cenzo, che si alterna, nello scrivere, con la moglie Teresa. Si leggono come un romanzo, che racconta dell’impegno, delle difficoltà, dei sacrifici e dei frequenti momenti di sconforto in un ambiente sentito così lontano ed estraneo, qualche volta ostile, dai due giovanissimi emigranti; ma che dice anche delle speranze e del calore affettuoso, che viene dal colloquio quasi quotidiano con i parenti lontani, e che alimenta la voglia e la capacità di andare avanti.
Si apprezza anche la scrittura, ricca, pastosa nelle lunghe e particolareggiate descrizioni dei luoghi, e spontaneamente efficace nel resoconto, spesso minuzioso, di una vita e di una mentalità così diverse da quelle del “Continente”.
La curatrice del volume, Elena Pala, una giovane e promettente studiosa, che ha anche, e prima di tutto, il merito di aver ritrovato il carteggio, trascrive gli originali con cura e fedeltà, rispettosa anche delle piccole scorrettezze che talora sfuggono a questi scriventi, ben scolarizzati e complessivamente al di fuori del dominio popolare.
Lo studio dettagliato di queste importanti testimonianze della scrittura comune, colta a un livello non basso, sono oggetto di una fase della sua indagine tuttora in corso, che offrirà un utile contributo anche da questo punto di vista.
A Elena Pala, che si è assunta con competenza ed entusiasmo l’impegno della ricerca, e alle Istituzioni, che con intelligente lungimiranza hanno promosso la pubblicazione di un volume importante, i rallegramenti per i risultati conseguiti. Ai lettori, il piacere di una bella riscoperta», gradita grazie anche alle stupende cartoline d’epoca e ad alcune riproduzioni a colori, di grande suggestione e pregio, che impreziosiscono il volume, la cui rilevanza travalica la Valle del Mella.

Carlo Sabatti

http://www.giornalevaltrompia.com/archivio

venerdì 16 maggio 2008

La Politica fatta con i Sondaggi è Istigazione, in questo caso all'Odio Razziale. Come dare un Peso a un Pensiero?

Leggo quanto segue e penso: la solita, consolidata da decenni, politica dei e con i sondaggi, che fa apparire di volta in volta un'opinione come maggioritaria o minoritaria, senza entrare nel merito, senza che chi propone il sondaggio esprima la sua, di opinione, come se stesse su un altro pianeta, come se lo stesso atto di proporre un sondaggio, e attibuire un peso ad un'opinione, non contribuisse a modificarla, rafforzandola o sminuendola.

Stare con la minoranza, in questi casi, fa sentire chi legge come in torto, come se vivesse fuori dal mondo, datato, desueto, e invece significa solo tenersi fuori dal coro...

Un sondaggio dell'Ipr Marketing svela una forte avversione verso gli immigrati
Per il 70% degli intervistati il problema è una priorità da risolvere con l'espulsione
I Rom peggio degli extracomunitari
"Sono un pericolo. Via i campi"
Inquietanti risultati: cresce l'intolleranza per gli stranieri nel nostro Paese


di BRUNO PERSANO

Repubblica.it, 15 Maggio 2008

I Rom peggio degli extracomunitari
"Sono un pericolo. Via i campi"


ROMA - Gli italiani non li vogliono. I Rom fanno paura. La maggioranza ammette che i nomadi costituiscono un problema, molto più degli extracomunitari. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento negativo nei confronti degli immigrati, anche se l'avversione verso i rom è maggiore.

La rivolta contro i campi nomadi a Napoli, le spranghe e le molotov lanciate sugli insediamenti campani, sembra abbiano radici profonde nell'Italia tutta, dal Nord al Sud.

LE TABELLE

Lo sgombero di cinquecento nomadi dai campi napoletani; i massicci controlli negli insediamenti romani; il blitz contro gli immigrati con centinaia di arresti e l'istituzione di commissari straordinari per il problema nomadi; il "pacchetto sicurezza" che presto il governo applicherà, sembrano trovare ragione nel sentimento comune che emerge dal sondaggio: il problema dei Rom e degli immigrati è una priorità per il 70% degli italiani.

I "diversi" fanno paura. Almeno tre intervistati su dieci temono i nomadi, il doppio di coloro che sono spaventati dagli extracomunitari. E vorrebbero che lo Stato li cacciasse, e li riaccompagnasse al confine con un foglio di via. Sono indesiderati per il 68% degli italiani. Gli intervistati non hanno fiducia nelle politiche di integrazione sociale dei nomadi: la percentuale non sale oltre il 27%.

Quello che chiedono gli italiani è smantellare al più presto i campi nomadi ed espatriare più Rom possibile, mentre i mille italiani intervistati mostrano più tolleranza verso gli extracomunitari. La percentuale che vorrebbe espellere gli immigrati senza lavoro è solo il 52%, ma coloro che sceglierebbero l'emigrazione di massa dei nomadi è un terzo di più.

(15 maggio 2008)

Annozero | 14 Maggio, 2008

Gli extracomunitari sono un costo, non una risorsa”, ha affermato Roberto Castelli. Ma gli immigrati nel nostro paese contribuiscono allo sviluppo dell’Italia? E’ vero che anche molti dei clandestini lavorano?

“Se li conosci, li eviti?” è il titolo della puntata di Annozero, il programma di Michele Santoro in onda domani su Raidue alle 21.05.
Il tema sicurezza, cavallo di battaglia in campagna elettorale, continua a dominare l’agenda della politica. Il governo annuncia un pacchetto di provvedimenti restrittivi. Ma gli immigrati sono una risorsa fondamentale per “l’azienda Italia” o sono un pericolo da cui guardarsi? Tolgono realmente lavoro agli italiani? E la paura e il disagio nei loro confronti è giustificata dai fatti?


Stefano Bianchi e Dina Lauricella hanno realizzato un reportage in Emilia-Romagna, regione dove la Lega ha saputo intercettare la domanda di sicurezza dei cittadini.

Ne discuteranno in studio Roberto Castelli, della Lega nord, il giurista Stefano Rodotà, Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Vincenzo De Luca, primo cittadino di Salerno. Beatrice Borromeo sarà in collegamento dalla parrocchia di San Giuseppe a Genova, dove ci sarà, tra gli altri, il leader delle banlieues parigine Omeya Seddik.

Come di consueto ci saranno l’opinione di Marco Travaglio e le vignette di Vauro.

Aspettiamo i vostri contributi anche durante la diretta (non verranno pubblicati commenti con contenuti discriminatori a razzisti, o con volgarità, insulti, spam, pubblicità e link).



Con la scusa del popolo
di GAD LERNER

Repubblica.it, 16 Maggio 2008

LA CACCIA ai rom scatenata in tutta Italia sta cominciando a suscitare disagio, ma non ancora la necessaria rivolta morale.

Difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini. E' questa, infatti, la percezione passivamente registrata dai mass media: un popolo esasperato, l'ira dei giusti che finalmente anticipa le forze dell'ordine nel necessario repulisti.

Ma siamo sicuri che "il popolo" siano quei giovanotti in motorino che incendiano con le molotov gli effetti personali degli zingari fuggiaschi, le donne del quartiere che sputano su bambini impauriti e davanti a una telecamera concedono: "Bruciarli magari no, ma almeno cacciarli via"? Che importa se parlano a nome del popolo i fautori della "derattizzazione" e della "pulizia etnica", i politici che in campagna elettorale auspicarono "espulsioni di massa", i ministri che brandiscono perfino la tradizione cattolica per accusare di tradimento parroci e vescovi troppo caritatevoli?

La vergogna di Napoli, ma anche di Genova, Pavia e tante altre periferie urbane, non ha atteso l'incitamento dei titoloni di prima pagina, cui ci stiamo purtroppo abituando. "Obiettivo: zero campi rom" (salvo scatenarsi se qualche sindaco trova alloggi per loro). "I rom sono la nuova mafia" (contro ogni senso delle proporzioni). "Quei rom ladri di bambini" (la generalizzazione di un grave episodio da chiarire). Dal dire al fare, il passo dell'inciviltà è compiuto. Perfino l'operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio. La legge preceduta in sequenza dalla furia mediatica e popolare, come se si trattasse di una riparazione tardiva.

Chi si oppone è fuori dal popolo. Più precisamente, appartiene alla casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico! L'accusa, e l'irrisione, risuonano ormai fin dentro al Partito democratico. Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano: "I rom non devono essere 'ripartiti', bisogna farli semplicemente ripartire". E accusa Prodi di non aver capito l'andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35 bambini). Dopo l'assedio e l'incendio di quel piccolo campo, adesso è stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del parroco solidale con quegli estranei pericolosi.

La formula lapalissiana secondo cui "la sicurezza non è né di destra né di sinistra" appassisce, si rivela inadeguata nel tumulto delle emozioni che travolge la cultura della convivenza civile. Perfino la politica sembra derogare dal principio giuridico della responsabilità individuale di fronte alla legge. Perché un conto è riconoscere le alte percentuali di devianza riscontrabili all'interno delle comunità rom, che siano di recente immigrazione dalla Romania, oppure residenti da secoli in Italia, o ancora profughe dalla pulizia etnica dei Balcani. Un conto è contrastare gli abusi sull'infanzia, la piaga della misoginia e delle maternità precoci, i clan che boicottano l'inserimento scolastico e lavorativo, la pessima consuetudine degli allacciamenti abusivi alla rete elettrica e idrica.

Altra cosa è riproporre lo stereotipo della colpa collettiva di un popolo, giustificandola sulla base di una presunta indole genetica, etnica. Quando gli speaker dei telegiornali annunciano la nomina di "Commissari per i rom", sarebbe obbligatorio ricordare che simili denominazioni sono bandite nella democrazia italiana dal 1945. Il precetto biblico dell'immedesimazione - "In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall'Egitto" - dovrebbe suggerirci un esercizio: sostituire mentalmente, nei titoli di giornale, la parola "rom" con la parola "ebrei", o "italiani". Ne deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria azione preventiva e repressiva.

La categoria "sicurezza" non è neutrale. Ne sa qualcosa il centrosinistra sconfitto alle elezioni, e solo degli ingenui possono credere che se Prodi, Amato o Veltroni avessero cavalcato l'allarme sociale con gli stessi argomenti della destra il risultato sarebbe stato diverso. Qualora il nuovo governo applichi con coerenza la politica di sicurezza annunciata, è prevedibile che nel giro di pochi anni il numero dei detenuti raddoppi, o triplichi in Italia. Scelta legittima, anche se la sua efficacia è discutibile. Quel che resta inaccettabile è il degrado civile, autorizzato o tollerato con l'alibi della volontà popolare. Insopportabili restano in una democrazia provvedimenti contrari al Codice di navigazione - l'obbligo di soccorso alle carrette del mare - o che puniscano la clandestinità sulla base di criteri aleatori di pericolosità sociale.

Da più parti si spiega l'inadeguatezza della sinistra a governare le società occidentali con la sua penitenziale vocazione "buonista". E' un argomento usato di recente da Raffaele Simone nel suo "Mostro Mite" (Garzanti), salvo poi trarne una previsione imbarazzante: la cultura di sinistra col tempo sarebbe destinata a essere inclusa, digerita dalla destra. Discutere un futuro lontano può essere ozioso, ma è utile invece riscontrare l'approdo a scelte comuni là dove meno te l'aspetteresti: per esempio sulla pratica delle ronde a presidio del territorio.

Naturalmente gli assalti di matrice camorristica ai campi rom di Ponticelli non sono la stessa cosa della Guardia nazionale padana. Che a sua volta non va confusa con i volontari di quartiere proposti dai sindaci di sinistra a Bologna e a Savona. Nel capoluogo ligure, per giustificare la proposta, è stata addirittura evocata l'esperienza del 1974, quando squadre antifasciste pattugliarono la città dopo una serie di bombe "nere". Il richiamo ai servizi d'ordine sindacali o di partito è suggestivo, quasi si potesse favorire così un ritorno di partecipazione e militanza che la politica non sa più offrire. Ma è dubbio che nell'Italia del 2008 - afflitta da nuove forme di emarginazione come i lavoratori immigrati senza casa, le bidonvilles fucine di criminalità ma spesso impossibili da cancellare - le ronde possano considerarsi uno strumento di democrazia popolare.

Dobbiamo sperare in una reazione civile agli avvenimenti di questi giorni, prima che i guasti diventino irrimediabili. Già si levano voci critiche ispirate a saggezza, anche nella compagine dei vincitori (Giuseppe Pisanu). Il silenzio, al contrario, confermerebbe solo l'irresponsabilità di una classe dirigente che ha già cavalcato gli stupri in chiave etnica durante la campagna elettorale.

(16 maggio 2008)

giovedì 15 maggio 2008

Di nuovo caccia al Capro Espiatorio. Ieri: Ebrei Rom Omosessuali Invalidi. Oggi: Rom e Clandestini

Napoli: Rom in fuga, campi in fiamme

ANSA.it 2008-05-14 20:02

NAPOLI - Un grosso incendio sta bruciando uno dei campi rom del quartiere di Ponticelli in via Malibran. Il campo che si trova proprio di fronte alla villa comunale del quartiere era stato abbandonato nella nottata dai nomadi. Sul posto sono già intervenuti i vigili del fuoco, mentre il traffico veicolare è interdetto dalla polizia.

A PONTICELLI IN FIAMME ALTRO CAMPO ROM
Un secondo campo rom, deserto, è stato dato alle fiamme nel quartiere di Ponticelli a Napoli. Il campo si trova nei pressi di via Argine, a pochi decine di metri da quello bruciato circa mezz'ora fa. I vigili del fuoco, che avevano appena terminato di spegnere il primo incendio, si sono subito spostati verso il secondo campo. Secondo le prime ipotesi fatte dalle polizia, gli incendi appiccati da ignoti farebbero parte di una strategia per evitare l'eventuale ritorno dei rom nei campi nomadi abbandonati.


C'E' CHI APPLAUDE FIAMME E FISCHIA I POMPIERI
Un gruppo composto in prevalenza da donne e bambini canta e applaude mentre le fiamme divampano nel campo che fino a ieri accoglieva decine di famiglie rom. E' una delle scene cui hanno assistito i vigili del fuoco, intervenuti per domare le fiamme che sono state spente e appiccate a più riprese. Stamane alcuni sconosciuti sono tornati a dare fuoco al più piccolo dei campi di via Malibran, già incendiato ieri. Mentre il fumo si levava dall'accampamento, un gruppetto di abitanti di Ponticelli "festeggiava" battendo le mani e cantando: all'arrivo dell'autobotte, le donne del gruppetto hanno apostrofato i pompieri con fischi e urla di dissenso. "Voi spegnete le fiamme e noi torneremo a incendiare", hanno ripetuto.


SPEGNETE INCENDI? LO RIFAREMO
Non si placa la protesta a Ponticelli: la gente è scesa di nuovo in strada e tra le urla minaccia: 'voi spegnete questi incendi ma noi li riaccenderemo''. La rabbia, spiega la gente del posto, è scattata soprattutto perché "in questi anni noi siamo stati vicini ai rom, li abbiamo aiutato e loro ci hanno ripagato con la brutta moneta del tentato sequestro della bimba". "Voi qui dovete pulire tutto - continua a minacciare la gente - altrimenti vi facciamo correre qui cento volte".


MANIFESTANTI: VADANO VIA ANCHE DA ULTIMI CAMPI
"Li abbiamo sopportati per troppo tempo, adesso se ne devono andare via": l'umore della piazza è riassunto da una delle manifestanti davanti agli ultimi due campi rom rimasti abitati a Ponticelli esprime la determinazione la gente del quartiere. I manifestanti presidiano l'ingresso che è controllato da polizia e guardia di finanza. Sul posto anche Vittorio Merito, consigliere della sesta municipalità, gruppo Popolari Udeur, secondo cui al più presto anche gli ultimi due insediamenti verranno abbandonati dai rom. "Il problema - dice Merito - ci é sfuggito di mano, già da due anni avevamo lanciato l'allarme sulla necessità di trasferire i rom da Ponticelli verso un centro di accoglienza dove fossero garantite le condizioni minime di igiene e vivibilità. Ma il nostro appello è rimasto inascoltato". La polizia dovrebbe presidiare i due campi rom della rotonda in via Argine anche dopo un eventuale sgombero: i campi, infatti, sono proprio sotto un ponte del raccordo autostradale e un eventuale incendio potrebbe causare gravi pericoli per la circolazione sul soprastante viadotto.


Milano, via Morosini a pochi passi da Corso XXII Marzo, alcuni insediamenti abusivi dentro ex negozi del Comune

Molotov sulle baracche dei rumeni


http://www.voceditalia.it

Nessun ferito e danni lievi ma la tensione e' alta: i rumeni che ci abitano non vogliono i Rom
Milano, 15 mag. - Ci vivono in 7, tutti rumeni, ma alcuni sono Rom. ieri sera qualcuni ha lanciato una moltov su una delle vetrine che danno sulla strada degli ex negozi comunali abbandonati di via Morosini a Milano.

Le stanze all'interno sono delle vere e proprie casette: c'è il bagno, la zona notte e il soggiorno. Si sono accampati qui da circa tre mesi. Alcuni di loro arrivano dall'ex caserma di viale Forlanini, sgomberata e abbattuta nel giugno del 2007. Due di loro raccontano che lavorano, uno in romania faceva il medico pediatra, ma l'ospedale è fallito e lui è venuto qui. Ora fa il muratore.

La tensione sale anche a Milano per le occupazioni abusive, ma non è chiaro se a lanciare la bottiglia incendiaria sia stato qualche residente, oppure qualche Rom del giro di prostituzione che c'è lì. Uno dei due rumeni che vivono negli ex negozi racconta chi i Rom non li vogliono nemmeno loro, anzi. Preferirebbero che venisse la polizia e li arrestasse.

Con molta probabilità lo sgombero dei prefabbricati avverrà la settimana prossima.

Mary J.



Alemanno: "Censire i campi rom abusivi" Il sindaco promette linea dura contro il caporalato Dopo i blitz tornano le favelas Omicidio Reggiani, Mailat deve rispondere anche di violenza sessuale Tutti i contenuti
Nella notte gli agenti della polizia municipale nel campo di via Salone


di Paolo G.Brera

La Repubblica, 15 maggio 2008


ROMA. Il sindaco Gianni Alemanno ha deciso di delegare a un prefetto il primo punto della sua agenda elettorale, la questione nomadi. «Il commissario straordinario per i rom sarà rapidamente esteso anche a Roma», ha detto ieri mattina a Radio24, facendo retromarcia rispetto all´altro ieri quando aveva auspicato la nomina di alto commissario governativo e non locale. «Avrà poteri sia sulla pubblica sicurezza - dice Alemanno - che sulla localizzazione di altri campi e sulla solidarietà: penso ai minori e alle persone disagiate». Sarà dunque il commissario, e non più il sindaco, a dover affrontare i temi più scottanti come la zona in cui spostare i nomadi, gli sgomberi e la tutela dei diritti.

«Nei campi sosta abusivi - dice il sindaco a Matrix - non ci sono solo i nomadi o i rom, ma anche romeni, extracomunitari e cittadini italiani. Una realtà ingarbugliata di bidonville che sono il nuovo vero flagello delle nostre città», condizione per la «crescita della microcriminalità» e «base per una guerra tra poveri». Ma sarà il commissario, e non lui, a intervenire e a rispondere di successi e insuccessi. Stanotte, intanto, è scattato un blitz nel campo di via Salone: con i vigili c´era Antonio Lucarelli, capo della segreteria di Alemanno. Sono prove generali del primo vero nodo che il sindaco dovrà sbrogliare: quello del famigerato "Casilino 900", il più grande campo non attrezzato di Roma, in cui ci sono solo wc chimici, acqua e luce. Nel censimento fatto un mese fa dalla polizia sono state trovate 612 persone, ma potrebbero essercene di più: in quei giorni la tensione era alta, tanti si erano allontanati. Si parla di un migliaio di residenti in una baraccopoli fuori controllo.

Purtroppo quel campo è irrecuperabile: l´area è archeologica, quindi non attrezzabile. Alemanno parla di «espulsioni», ma è una missione difficile. Sono bosniaci, macedoni e marocchini, vivono lì da decine d´anni, alcuni da tre generazioni. Non ci sono pericolosi criminali, ma sicuramente diversi ladruncoli, e la tensione coi residenti è alta. Da un anno i falò sono diventati una costante: bruciano di tutto, comprese le guaine dei cavi rubati. Il fumo nero, denso e tossico, sale alle finestre dei palazzi della Casilina e della Togliatti.

Per questo nell´agenda del Campidoglio, alla voce nomadi, al primo punto c´era proprio la chiusura del Casilino 900. Una pratica complessa, che sarebbe stata gestita con il modello utilizzato per la ex Snia Viscosa. Dopo lo sgombero della Muratella, dell´Acqua Vergine, e la risistemazione del campo di Salone il passo successivo sarebbe stato questo. Lo dissero sia Veltroni che Rutelli, e tutti gli operatori ne erano consapevoli. La polizia aveva cominciato a stringere il cerchio: è stato rifatto il censimento, sono state sgomberate aree e demolite baracche vuote. Sono iniziati i lavori per una strada interna in cui poter entrare coi mezzi di intervento e soccorso, soprattutto i vigili del fuoco per spegnere falò e incendi. Era prevista la pedonalizzazione, per contrastare spaccio e furto di auto. Ma il cambio della guardia in Campidoglio ha paralizzato tutto, in attesa di istruzioni.

Nei campi storici abitati da rom bosniaci, extracomunitari e spesso irregolari, l´espulsione è complicata perché molti giovani sono nati in Italia. Poi ci sono i rom romeni, con arrivi massicci. «Ma qui non stiamo parlando della storica presenze di sinti o giostrai, o di nomadi nel nostro Paese - dice il sindaco - ma di un´invasione con flussi crescenti. Si tratta di fronteggiare un´emergenza e riportare la normalità».

In che cosa consiste l'emergenza sulla sicurezza? Quali dovrebbero essere i provvedimenti da prendere per difenderci meglio? E quali sono i rischi della "tolleranza zero"? Dite la vostra
(15 maggio 2008)

martedì 6 maggio 2008

L'abominevole atteggiamento dell'Europa nei confronti degli Ebrei prosegue nel Terzo Millennio. Tappa a Torino

La Fiera del Libro, che si tiene in questi giorni a Torino, è la cartina di tornasole del pessimo e abominevole rapporto che continua nel Terzo Millennio tra Europa ed Ebrei.

L'Europa è riuscita nel corso del '900, dalla Russia sovietica alla Gran Bretagna, dalla Svezia all'Italia (Spagna e Portogallo avevano già dato 500 anni prima) punto di snodo ma anche di convergenza da destra e da sinistra la Germania nazista, a liberarsi con un'unica soluzione finale ancorchè dilazionata nel tempo fuori dalla follia omicida del III Reich, degli Ebrei presenti sul proprio territorio, ridotti ora ad un'estremamente esigua minoranza.

Non paga, prima durante e dopo la fondazione dello Stato di Israele, il 14 Maggio 1948, non ha perso occasione per cercare di impedire, prima, e di ostacolare in tutti i modi poi, lo sviluppo, il radicamento, la crescita umana e materiale di quel popolo e di quello stato.

Il principale non detto e che pervicacemente continua a non dirsi da parte di antichi e nuovi antisemiti, è che lo Stato di Israele è stato fin dall'inizio incoraggiato e sostenuto unicamente dagli Stati Uniti d'America.

Non il popolo arabo che, ingannato dalla propaganda nazista, perdurante tuttora (vedasi ad esempio l'attuale Iran) avrebbe pur tratto un enorme vantaggio dalla presenza riconosciuta di un grande stato ebraico in quell'area.

Non Stalin, che pur avendo combattuto il nazismo e sacrificato milioni di vite umane a questo scopo, con Hitler aveva pur inizialmente concordato una convivenza pacifica in funzione del condiviso dominio sul mondo intero, a spese dei popoli minori, o delle inferiori razze.

E non l'Europa, appunto, che se non altro per riscattarsi dalla cattiva coscienza delle pur diffuse, anche in Gran Bretagna e in Francia, connivenze con il fascismo ed il nazismo, avrebbe potuto fare da levatrice del neonato stato ebraico.

E invece quella coscienza ha preferito lavarsela atteggiandosi ad amica dell'a suo dire espropriato popolo arabo di Palestina, in funzione anti ebraica, in stridente contraddizione con la pratica quotidiana attuale di rifiuto del diverso, non importa se islamico o buddista, quando presente sul proprio territorio, e ancora più nell'accusa rivolta agli Ebrei di Israele di comportamenti razzisti e nazisti, quando è proprio la stessa Europa che ha cacciato altrove gli Ebrei nel corso di tutta la sua più che bimillenaria storia, tranne poi non riconoscere loro neppure il diritto ad un qualsivoglia altrove.

Se dunque fin dal 1948 la rappresentazione che l'Europa ha dato dello Stato di Israele è quella di rappresentante degli interessi occidentali (opportunamente sorvolando sul dettaglio che occidentale è innanzitutto l'Europa) e americani, questa rappresentazione non è casuale, e continua ad essere messa in scena dalla massa crescente degli antisemiti di destra, di centro (perchè anche nella Chiesa Cattolica riemergono periodicamente rigurgiti di caccia ai deicidi) e di sinistra (non solo radicale o estrema) proprio per occultare l'assenza, la complice assenza dell'Europa nella storia recente del popolo ebraico in Israele, mimando al contempo una difesa dei diritti del popolo palestinese che è puramente di facciata, e in funzione principalmente antisemita, antiebraica, più che a favore di un reale progresso delle sorti anche, e contemporaneamente di quel popolo, e del popolo arabo nel suo insieme.

domenica 27 gennaio 2008

La giornata della Memoria e lo specchio rotto della storia d'Italia

La giornata della Memoria e lo specchio rotto

Lo specchio rotto è quello dell'immagine che noi italiani abbiamo della Storia d'Italia

La Giornata della Memoria (Yom Ha Shoah) è il 27 Gennaio, come oggi.

Piccola Mostra della Shoah in Second Life
Centro Mimir. Piccola mostra sulla Shoah, Elegua/153/210/751)

Parlo a mio figlio della storia del Carnevale, il Carrus Navalis, celebrato in onore di iside dagli antichi Egizi, divenuto poi cerimonia di quella Repubblica di Venezia che per secoli non solo trasmise la memoria dai Tempi Antichi ai giorni nostri, ma difese, spesso isolata, le libertà individuali, la tolleranza tra religioni e filosofie, gli ebrei... anche

Perchè invece la generazione dei miei padri e dei nonni di mio figlio no.

E la macchia vergognosa delle leggi razziali si proietta ancora oggi sui 'giorni nostri', sul modo di vivere, di fare politica, interna e nel mondo globale, sul modo di rappresentarci a noi stessi chi siamo, chi eravamo, chi eravamo diventati tra il 1922 e il 1945

Uno specchio rotto, fascisti di comodo o perchè tali nati degli anni '30, nazi-fascisti del triennio di Salò, pseudo antifascisti, veri antifascisti, doppiogiochisti (anche a fin di bene, come i giusti che salvarono gli ebrei dalle deportazioni e dalle camere a gas), partigiani di una Resistenza vittoriosa, ma solo grazie agli Alleati anglo-americani, pseudopartigiani diventati tali dopo il 25 aprile 1945, o poco prima, e invece, a conti fatti e memoria ristabilita, fascisti con ruoli anche importanti di un regime cui avevano pienamente collaborato, anche per la propaganda delle leggi razziali.

La Resistenza di pochi, pochissimi, e il sacrificio delle vittime, della guerra, e della Shoah, hanno fatto finta di lavare le nostre coscienze, lasciandole candide e immacolate

con una memoria vuota, assente, un buco nero della nostra Storia, di oggi, non di ieri, che rischia di ingoiarci tutti, se la terza generazione, quella dei bimbi e dei giovanissimi di oggi non riuscirà a rappresentare per intero, e non più come uno specchio rotto, la nostra Storia, e le storie di ciascuno di noi.

domenica 4 novembre 2007

La responsabilita’ individuale e’ diventata collettiva. Il colpevole un intero popolo, anzi un insieme di popoli confusi l’uno con l’altro

Da quando la responsabilita’ individuale e’ diventata collettiva?

Il colpevole un intero popolo, anzi un insieme di popoli confusi l’uno con l’altro … Rumeni, Rom, Zingari …

Un uomo, una donna, commettono un orrendo delitto…

… e la responsabilità è attribuita al popolo cui appartiene????

Zingaro, rumeno, polacco, ebreo, … ?????????????

Eppure non vedo ministri che si dimettono

Non sento di manifestazioni oceaniche o di ‘primarie’ contro questa

propaganda di fascismo, e pratica legalizzata, di fascismo.

O di comunismo, se preferite, quello staliniano, o cinese….

Per discuterne è aperto un forum qui:

http://autoaiuto.forumup.it/post-3620-autoaiuto.html#3620

martedì 8 maggio 2007

La Peste della Psicoanalisi, il Totalitarismo e il Razzismo, in Italia

Sigmund Freud riuscì a portare la peste in America, ma in Italia no.

In Italia di psicoanalisti ce ne furono fin dagli albori, e ce ne sono tuttora tanti.

Indice del volume | Scarica il file pdf del volume

Recensioni e commenti | Aggiornamenti | Gli Autori

http://www.psychomedia.it

Sergio Mellina - (PM, 12 Giugno 2001) - Se l'altro è un immigrato: Aspetti multiculturali della salute e dell'incontro con l'altro

Giovanni Jervis: Che cos'è l'identità?

Il pensiero psicoanalitico, però, nei suoi percorsi, nei suoi anche contradditori sviluppi, sia in campo clinico, medico e laico, sia in campo filosofico e politico, non è mai penetrato nella società italiana, nè dalla porta destra, per i noti pregiudizi razziali fascisti, né da quella sinistra, per i noti pregiudizi materialistici, originati dalla cattiva traduzione, in lingua italiana, di un pensiero nato già morto, il materialismo dialettico di staliniana memoria.

In Italia contano solo e ancora lo spirito, che, tranne nella sua versione alcolica, è monopolio della chiesa cattolica, e la materia, ottocentescamente intesa come ciò che si puo' vedere e toccare.

La psiche non esiste, né personale né collettiva, né conscia né inconscia, e la filosofia sopravvive solo (da 400 anni) nelle ristrette accademie e nei 'porta a porta' televisivi.

Ma qualcuno ci prova, di tanto in tanto, da non addetto ai lavori, a dire qualcosa di sapore analitico, ad esempio Beppe Grillo sul suo blog, ed i suoi allievi commentatori:

Gli italiani non sono razzisti. Non vogliono essere razzisti. Non possono essere razzisti. Gli italiani sono brava gente, pizza e mandolino. Un italiano può accettare di essere chiamato in vari modi: evasore, mafioso, corrotto. Non fa una piega. Per lui sono complimenti. Ma se lo chiami razzista diventa una bestia. E più è di sinistra, più si incazza.
E’ una lotta con sé stesso. Una lotta che ha risolto con il razzismo all’italiana. Un razzismo che non c’è, ma c’è. Un razzismo che ci fa sentire tutti più buoni. Insomma, l’italiano ha rimosso il razzismo. Lo ha fatto con discrezione, dando il giusto peso alle notizie.

http://www.beppegrillo.it

L’appartenenza ad un gruppo, l’identificazione e la delega delle proprie decisioni ad un leader portano il paziente a conformarsi alla propaganda di codesto gruppo. Il processo di assimilazione della propaganda prescinde dalla correttezza. Perciò, generalizzando, in ambito sociale (per esempio la propaganda di guerra dei nostri giorni) l’efficacia della propaganda è proporzionale all’aumento del numero di soggetti ricettivi. Per fare ciò è opportuno stimolare l’inconscio delle masse portando gli individui a rivivere (sebbene in maniera approssimativa e inconscia ma altamente evocativa) le vicende del genitore cattivo. E chi è più cattivo di un genitore che non rispetta i patti, che progetta armi di sterminio di massa, che ci può avvelenare con microbi o con gas letali? E quale migliore sostituto di un così cattivo genitore può essere se non un presidente duro ma giusto, implacabile ma corretto, capo di un esercito "democratico"?

Propaganda e psicoanalisi (Gian Mario Salis)

Associazione Europea di Psicoanalisi
http://www.aepsi.it