Arte e Mente Livestream Channel

\

owllogo

The Daily Owl
Italian Journal of Psychology and Internet
Psicologia Online

WebPsych Partnership Member

ARCHIVIO

nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di
Italian Journal of Psychology and Internet - Psicologia Online
ma anche la storia della psicologia italiana e mondiale in rete
dal 1996 al 2000
(i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati)
Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post

mercoledì 28 aprile 2010

Essere responsabili della propria rosa. Sì ma come? Eppure qualche via si intravvede…

Io sono responsabile della mia rosa” ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.

… l’essenziale è invisibile agli occhi…

Le Petit Prince (AntoineDeSaintExupery)

Le Petit Prince (AntoineDeSaintExupery)

Già. Facile a dirsi. Eppure negli ultimi 3 anni, e in particolare in queste ultime settimane, qualcosa abbiamo intuito (non necessariamente ‘capito’)

I mondi virtuali e i social network promettono molto, raramente mantengono, ma nell’impermanenza qualcosa cresce, continua e mette radici, oltre l’effimero, che è cosa diversa.

Qualcuno ha scritto che in un mondo di mercanti e di merci è impossibile essere e trovare amici, perchè prevale l’interesse privato sulla relazione, sui sentimenti, sulle emozioni.

Abbiamo scoperto, proprio grazie ai social network e a Second Life che non è necessariamente così.

La bellissima canzone Firenze bottegaia ci ricorda che, oltre la nostalgia, vive un mondo interumano fatto di scambi, materiali e immateriali.

La ricchezza è indispensabile al nostro ben essere, tanto quanto i “valori” della modestia e della “povertà”, intesa, quest’ultima, non come l’espressione dell’invidia per chi più possiede, ma come capacità di rinuncia a qualcosa, e si puo’ rinunciare solo quando già si possiede, Buddha Siddharta e San Francesco ce lo ricordano.

Il prossimo incerto futuro umano richiede e impone molte rinunce, e trattiene, mantiene nella povertà, quella vera e priva di qualunque “valore”, e nell’oppressione una parte crescente della nostra interconnessa e globale società.

Qualche via però si intravvede, a partire proprio dal concetto di “proprietà”, di quella ricchezza cui è impensabile rinunciare, pena il regresso non certo all’età dell’oro, ma alla più feroce barbarie.

In Second Life e nei Social Network investiamo gran parte ormai del nostro tempo, e anche del nostro denaro (per comprare land e oggetti vari, per poter giocare, prendere parte al gioco, e anche per provare a metterci in gioco)

Ma di quel che compriamo, che cosa realmente “possediamo” ? E’ pensabile, nel 2010, andare oltre il concetto di “ownership”, di proprietà?

A me pare che ci siamo quasi, perchè un numero crescente di noi ha capito che tutto quello per cui spendiamo, o meglio in cui e per cui “ci” spendiamo, finisce di appartenerci nel momento stesso in cui viene “messo in rete”, cioè in comune, indiviso e condiviso con altri.

Comprese le idee, quelle che un tempo si sarebbero chiamate “ideologie”, i valori alti, la profondità dei sogni e dei desideri di ciascuno, insondabilie profondità, di cui non finiamo di scandagliare il fondo, stupendoci ogni volta di quanto poco se ne sia esplorato fino a un attimo prima, e di quanto siamo lontani dal raggiungere un “fondo”

Ci scopriamo, rimaniamo scoperti e fragili, e decisi a difendere questa posizione così vulnerabile.

Perchè ha una qualità, è vera, autentica, fonte di un nuovo possibile genere di ricchezza.

Una ricchezza leggera, fatta di scoppi di risa (a volte anche di commosso pianto), di divertimento non futile, di allegria, di trasgressioni che spostano il nostro baricentro, e ci proiettano a roteare in orbite nuove, ciascuno la sua, ma attraversata da altre, e certo anche di importanti e impegnati eventi e manifestazioni, riflessioni, letture, dibattiti…

Ecco, la nostra rosa.

Esserne responsabili, come, dobbiamo scoprirlo insieme, non esiste una ricetta già data, o già scritta.

Da una nota su Facebook, http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest&note_id=387295845973

sabato 5 maggio 2007

India, i bambini poveri nelle scuole ricche

In India prove d'integrazione nei bastioni del privilegio
I bambini dello slum nella scuola delle élite

http://www.corriere.it

A Nuova Delhi una dentro l'altra la Sanskrit school dei ricchi e la Umang dei derelitti: per ridurre le distanze nel paese delle caste

DAL NOSTRO INVIATO
NUOVA DELHI – Colla, cartoncini colorati e forbici sui banchi scintillanti: come in un’aula d’asilo qualunque. Ma seduti ci sono marmocchi più grandicelli, occhi profondi e pelle scura: sono i derelitti dello slum Sanjay Gandhi Basti, nel sud di Delhi. Una distesa di lamiere e rifiuti che guarda il quartiere lussuoso dei diplomatici e degli alberghi a cinque stelle. Tra le due aree, c’è giusto la Sanskriti school, fondata dalle mogli dei funzionari e frequentata dai figli di burocrati, politici e professionisti. Al suo interno manda avanti una scuola parallela: la Umang, dedicata a chi vive nelle baraccopoli. Scuola ricca, allievi poveri. Ogni pomeriggio è frequentata da 180 bambini, che passano dagli odori fetidi delle baracche e della strada ai profumi delle aule tirate a lucido e dei prati all’inglese. Dalle case senza luce e acqua corrente alle lezioni di ginnastica in piscina...

... ben vengano i bambini poveri nelle scuole ricche: per chi riesce a venirne a capo, la strada poi è tutta in discesa. Lo testimonia Naveen Yadav, che oggi ha 23 anni e si sta laureando in biotecnologia alla Delhi School of Engineering: «Nessuno da una scuola pubblica sarebbe potuto arrivare fino a qui. Non è una questione di voti, ma di cultura, conoscenza, preparazione per la vita. Io non mi sento in soggezione a parlare con un manager». Lui è l’unico «colletto bianco» della famiglia: «Non provo nessun senso di estraneità rispetto ai miei genitori e ai miei fratelli. Piuttosto un senso di responsabilità» dice. La nuova India parte anche da qui.
Alessandra Muglia
04 maggio 2007