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mercoledì 2 maggio 2007

Evoluzione, entropia, legge di Murphy... e Hannah Arendt (2)

Inizio dal fondo del Capitolo 4 di

Hanna Arent

"Antologia - Pensiero, azione e critica nell'epoca dei totalitarismi", Feltrinelli, 2006

Colpa organizzata e responsabilità universale

...

Il sentimento di vergogna di fronte al fatto stesso di essere uomini non è altro che l'espressione puramente individuale e non ancora politica di questa intuizione.

In termini politici l'idea di umanità, che non esclude nessuno e che non attribuisce a nessuno il monopolio della colpa, è la sola garanzia che le "razze superiori"
[nell'orwelliano terzo millennio diciamo "civiltà superiori"] di ogni tempo possano non sentirsi obbligate a seguire la "legge naturale" del diritto del più forte e rinuncino perciò a sterminare "le razze inferiori [nell'orwelliano terzo millennio diciamo "civiltà inferiori"] non degne di sopravvivere"; così che alla fine di un'"epoca imperialistica" non ci si debba ritrovare a uno stadio che faccia apparire i nazisti come dei rozzi precursori dei metodi politici futuri.

Seguire una politica non imperialistica e conservare una fede non razzista diventa ogni giorno più difficile perchè diventa ogni giorno più chiaro che grande fardello sia per l'uomo il genere umano.

Forse quegli ebrei, ai cui avi dobbiamo la prima concezione dell'idea di umanità, sapevano qualcosa di questo fardello quando ogni anno erano soliti dire: "Nostro Padre e Re, abbiamo peccato davanti a te", facendosi carico non solo dei peccati della loro comunità, ma delle colpe di tutti gli uomini.

Tutti coloro che sono disposti a seguire questa via in una sua variante moderna non si accontentano della confessione ipocrita: "Grazie a Dio non sono così", di chi reagisce con orrore di fronte alle potenzialità inimmaginabili del carattere nazionale tedesco.

Piuttosto, con terrore e sgomento, essi hanno infine compreso di che cos'è capace l'uomo, e questa è invero la precondizione di ogni pensiero politico moderno.

Costoro non serviranno granchè come strumenti di vendetta; ma questo è certo: su di loro, e solo su di loro, pervasi come sono di un genuino timore di fronte all'ineludibilità della colpa umana, si potrà fare affidamento quando si tratterà di combattere, in ogni luogo e senza timori e compromessi, contro il male incommensurabile che gli uomini sono capaci di compiere.

Evoluzione, entropia, legge di Murphy... e Hannah Arendt (1)

Riporterò qui alcuni passaggi di quel che scrive Hannah Arendt a proposito degli "esseri umani" e dell'importanza di raggiungere un grado di consapevolezza e comprensione del proprio "vergognarsi" di essere tali.

Prima però una domanda che mi è venuta in mente questa mattina, e che 'giro' a chi ne sa più di me di Fisica e di Matematica.

Ovvero: la Teoria dell'Evoluzione delle Specie Viventi (per intenderci quella sviluppata a partire da Darwin) non è in contrasto con il Principio di Entropia?

Il Principio di Entropia, o Terzo Principio della Termodinamica recita:

l'energia totale dell'universo è costante e l'entropia totale è in continuo aumento.

valida per qualsiasi sistema isolato.

In altre parole ciò significa che non solo non si può né creare né distruggere l'energia, ma nemmeno la si può completamente trasformare da una forma in un'altra senza che una parte venga dissipata sotto forma di calore.

http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_(termodinamica)

Il terzo principio della termodinamica, detto anche teorema di Nernst, è uno dei postulati della termodinamica classica.

Come il secondo principio, a cui è strettamente legato, questo stabilisce l'impossibilità di una certa classe di fenomeni: la formulazione classica di questo principio afferma che non è possibile raggiungere lo zero assoluto tramite un numero finito di operazioni (ovvero di trasformazioni termodinamiche).

Un'altra formulazione più moderna (ma equivalente) afferma che nello stato a minima energia l'entropia ha un valore ben definito che dipende solo dalla degenerazione dello stato fondamentale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Terzo_principio_della_termodinamica

Se dalla Fisica passiamo alle Teorie dell'Informazione, il Principio equivalente è che l?universo procede dal massimo Ordine al massimo Disordine

Nella teoria dell'informazione - e in rapporto alla teoria dei segnali - l'entropia misura la quantità di incertezza o informazione presente in un segnale aleatorio. Da un altro punto di vista l'entropia è la minima complessità descrittiva di una variabile aleatoria, ovvero il limite inferiore della compressione dei dati.

Si deve a Claude Shannon lo studio dell'entropia in tale contesto. Nel primo teorema di Shannon, o teorema di Shannon sulla codifica di sorgente, egli dimostrò che una sorgente casuale d'informazione non può essere rappresentata con un numero di bit inferiore alla sua entropia, cioè alla sua autoinformazione media. Tale risultato era implicito nella definizione statistica dell'entropia di John Von Neumann, anche se lo stesso Von Neumann, interrogato a riguardo da Shannon nel forse unico scambio di opinioni tra loro, non ritenne la cosa degna di attenzione.

Per far capire la stretta correlazione tra entropia dell'informazione ed entropia della termodinamica possiamo fare il seguente esempio:

Consideriamo un sistema fisico in date condizioni di temperatura, pressione e volume, e stabiliamone il valore dell'entropia; in connessione è possibile stabilire il grado di ordine e quindi l'ammontare delle nostre informazioni (in senso microscopico).

Supponiamo ora di abbassare la temperatura lasciando invariati gli altri parametri: osserviamo che la sua entropia diminuisce, ma anche che il suo grado di ordine aumenta, e con esso il nostro livello d'informazione. Al limite, alla temperatura zero, tutte le molecole sono ferme, l'entropia è zero e l'ordine è il massimo possibile, e con esso è massima l'informazione; infatti non esiste più alcuna alternativa fra cui scegliere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_(teoria_dell'informazione)

Un'affermazione semplificata è la famosa Legge di Murphy:

«Se qualcosa può andare storto lo farà.»

«se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre a una catastrofe,
allora qualcuno lo farà.»


«La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto.»

ma anche: «Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena nessuno dei due cadrà mai per primo e si avrà il moto perpetuo.»

[http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy]

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Se da queste premesse passiamo alle Teorie dell?evoluzione delle Specie Viventi, salta all'occhio un evidente PARADOSSO:

o l'Evoluzione contraddice l'Entropia, o, anzichè di Evoluzione, si dovrebbe parlare di Involuzione delle Specie Viventi.

Ovvero: sulla Terra, 3 miliardi e mezzo di anni fa, si realizzarono le condizioni ottimali per lo sviluppo della Vita su questo pianeta.

Questo perchè la Terra, raffreddandosi, perse entropia, e generò Ordine, aumentato dal realizzarsi di organismi viventi dotati di Memoria.

Non è detto affatto che questo Apice stia nel nostro Futuro!

Potrebbe essere già stato superato, in Ere passate, per Specie ora estinte...

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Va beh, fantasticherie, di una mattina di Maggio, non particolarmente ottimistiche sulle Magnifiche Sorti e Progressive dell'Umanità, e della sua propensione a Migliorare le relazioni emotive, affettive e sentimentali tra i suoi Componenti....

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Passo, tra poco, a riportare il pensiero di Hannah Arendt...

sabato 28 aprile 2007

Martin Heidegger, Per la Cosa del Pensiero. Tempo e Essere

Mi sono deciso, anche se entrare in una libreria e chiedere un libro di Heidegger mi faceva lo stesso effetto che se avessi cercato "Mein Kampf".

Ma tant'è, comprendere significa affrontare l'
altro non solo da sè ma di sè, e bisogna pur fare i conti anche con la propria ombra.

Inizio con un libro piccolo, "Tempo e Essere", che non significa un "piccolo libro", ed ha il pregio di raccogliere gli ultimi pensieri del filosofo tedesco.


TEMPO E ESSERE
Martin Heidegger
Traduzione di Corrado Badocco
Filosofia
Collana: Il Cammeo
Pagine: 132
Prezzo: € 14.00
In libreria dal: 12 Aprile 2007
Libro disponibile

Quando nel 1969 apparve questo libro, presso lo stesso editore che nel 1927 aveva pubblicato Essere e tempo, Heidegger giganteggiava nel panorama della filosofia contemporanea. Il primo dei quattro testi qui raccolti, la conferenza Tempo e essere (1962), richiamò subito una grande attenzione perché recava il titolo della sezione annunciata e mai pubblicata di Essere e tempo. Lì tutto doveva capovolgersi, ma al momento di attuare questa «svolta» il progetto fu interrotto, perché l’autore «non era all’altezza di offrire una elaborazione sufficiente del tema nominato dal titolo». Il Protocollo di un seminario chiarisce alcuni punti problematici della precedente conferenza. Guardando al suo lungo confronto con la storia della metafisica, Heidegger fornisce preziose spiegazioni del proprio linguaggio, oscuro e allusivo, ma forse per questo oltremodo suggestivo.
Nel saggio La fine della filosofia e il compito del pensiero (1964) l’autore sottopone Essere e tempo a una «critica immanente », rivendicando così l’unità del suo cammino: compito del pensiero è meditare sulla «verità» dell’essere.
Infine, Il mio cammino nella fenomenologia (1963) è un resoconto autobiografico in cui Heidegger ripercorre il proprio itinerario speculativo in rapporto alla «fenomenologia », intesa non come corrente filosofica ma come «la cosa del pensiero, la cui manifestatezza resta un mistero». Intorno al tentativo di pensare una medesima «cosa» ruotano gli scritti del volume. Questa «cosa del pensiero», la cosa che il pensiero tenta e ha il compito di determinare, è l’«essere» stesso nel suo rapporto con il «tempo»: «La domanda guida è rimasta la stessa, ma ciò significa soltanto che tale domanda è diventata ancora più problematica e ancora più estranea allo spirito del tempo».

http://www.longanesi.it

Quando nel dopoguerra Heidegger riprese la parola, scelse come interlocutore soprattutto il mondo francese, che contribuì in maniera decisiva alla riabilitazione della sua figura, sempre più infangata sulle colonne dei giornali, non sulle riviste specializzate, per i suoi trascorsi politici durante il nazismo.

Corrado Badocco, Avvertenza all'edizione italiana


ESSERE E TEMPO
Una nuova edizione di un opera fondamentale del Novecento
Martin Heidegger
Traduzione di Chiodi P.
Filosofia
Pagine: 638
Prezzo: € 28.00
In libreria dal: 1 Settembre 2005
Libro disponibile

Quando nel 1927 Martin Heidegger pubblicò Essere e tempo, si ebbe subito la sensazione che un nuovo astro fosse sorto nel firmamento della filosofia. Da anni le sue lezioni – di cui Essere e tempo è il distillato – avevano richiamato intorno a quel giovane «sciamano del pensiero » un folto gruppo di allievi e ascoltatori. Ma con l’apparizione del capolavoro fu chiaro a tutti che Heidegger emanava davvero un’aura magica: era un pensatore capace di fare filosofia in grande stile.
Adottando una terminologia nuova, a tratti ostica e cruda, con cui cercava di superare la crisi del linguaggio filosofico tradizionale, Heidegger riprende e radicalizza l’antico problema di Platone e Aristotele: il problema dell’essere. Ma nella sua palpitante interrogazione tale questione è riproposta in modo tutt’altro che erudito o astratto, riflettendosi in essa le inquietudini di un intero secolo: il venir meno del sentimento religioso, il tramonto della metafisica e la crisi delle ideologie, la fine dell’assoluto e il diffondersi del nichilismo, lo stridente contrasto tra una macchina moderna sempre più complessa e un uomo sempre più elementare.
La nuova edizione italiana approntata da Franco Volpi – rispettando nella terminologia la storica versione di Pietro Chiodi, ma adeguandola ai criteri richiesti da una ormai consolidata tradizione di studi e di rigore filologico – è corredata di cospicui apparati e riporta per la prima volta le Glosse manoscritte da Heidegger a margine della propria copia personale.

http://www.longanesi.it

Heidegger à plus forte raison'

'Heidegger à plus forte raison' se comprend d'abord comme une réplique. Ses auteurs prouvent, pièces en main et en observant scrupuleusement les règles strictes de la critique, que la thèse (Heidegger et le nazisme) se réduit en réalité pour les auteurs de ce livre à un tissu d'approximations, d'erreurs, de contresens dont le ressort ultime est ce type d'incompréhension que provoque une malveillance compulsive. Compte tenu du soutien médiatique apporté à cette accusation, il était nécessaire que cette mise au point fût faite. Mais il reste l'essentiel, qui est d'exposer positivement l'importance du travail de pensée que Heidegger nous a laissé à poursuivre. Car cette pensée est, encore à ce jour, capable de nous permettre de faire face à un nihilisme dont le déferlement est loin d'avoir pris fin avec l'effondrement du nazisme en 1945.

http://www.evene.fr/

Chiedo a chi ne sa più di me: io ho letto soprattutto libri e articoli 'su' Heidegger (Sartre, Farias, Montefoschi, Geymonat ...) ma nulla di 'suo'.

Vale la pena di leggerlo?

Che peso hanno le accuse di complicità, se non peggio, col nazismo, nel valutare il suo pensiero?

E che cosa è più importante OGGI?

Commentare i suoi testi, esaminarne i mille rivoli che ne sono sgorgati e che fino ad oggi arrivano e ripartono, o leggere quei testi, essendo però anche consapevoli del contesto storico in cui sono stati scritti, dell'uso che ne è stato fatto allora e che ne ha fatto lo stesso autore?


http://autoaiuto.forumup.it/post-3341-autoaiuto.html#3341