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ARCHIVIO nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di Italian Journal of Psychology and Internet - Psicologia Online ma anche la storia della psicologia italiana e mondiale in rete dal 1996 al 2000 (i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati) | ||
domenica 8 marzo 2009
Taking a Tour of Karuna (by Carolina Keats, Project coordinator for Karuna)
Join others to learn more about this brand new sim, devoted to
HIV/AIDS awareness and support, funded by the National Library of
Medicine through the Alliance Library System. If these scheduled
tours don't fit your own needs, please contact Carolina Keats or
Jenaia Morane, and we'll be glad to work with you.
Taking a Tour of Karuna from Lapsus_Weinstein on Vimeo.
DAYS and TIMES
Wednesdays, 11 a.m. SLT
Saturdays, 11 a.m. SLT
For further information about this project, funded by the National
Library of Medicine, please visit http://www.karunasl.info
Carolina Keats, Project coordinator for Karuna
also known as
Carol Perryman MSLIS
TRLN Doctoral... Visualizza altro Fellow
School of Information & Library Science
University of North Carolina at Chapel Hill
Research page: cperryman.com
Blog: http://evidence-based-librarian.blogspot.com/
giovedì 24 aprile 2008
Fasting Buddha, il Buddha greco, digiunatore, amato dal Dalai Lama
Fasting Buddha in the Story of the Tibet
Conversations with the Dalai Lama
“The 14th Dalai Lama’s fresh account of Tibetan myth and history, as shared at Dharamsala over a three year period with Thomas Laird, is wonderful instruction and a great true pleasure, not less so because of the small informal moments that clarify these encounters with that delightful Buddha being who manifests in the beleaguered public figure of His Holiness.”
–Peter Matthiessen, author The Snow Leopard, National Book Award winner.
“Thomas Laird’s lively conversations with His Holiness the Dalai Lama about the history and mythology of Tibet couldn’t come at a better moment, as China stubbornly persists in negating the distinctive Tibetan identity. The honesty, subtlety, and complexity of His Holiness’ thoughts on these crucial matters comes through in these fascinating dialogues. Everyone who cares about Tibet, or about a stable peace in Asia, should read this amazing account.” –Robert Thurman, author of Inner Revolution, Professor of Buddhist studies, Columbia University.
“Thomas Laird captures the beauty, the magnificence, the humor of this world spiritual leader, the Dalai Lama.” –James Lilley, former U.S. Ambassador to China and South Korea, and author of China Hands: Nine Decades of Adventure, Espionage, and Diplomacy in Asia.
Il Mio Tibet
Conversazioni con il Dalai Lama
Thomas Laird
http://www.ilgiardinodeilibri.it
Anno: 2008
Prossima uscita
Aprile 2008
In un percorso fitto di riflessioni illuminanti ed episodi stupefacenti, il Dalai Lama racconta il Tibet come non era mai stato raccontato, e come poteva esserlo solo da chi incarna da secoli la memoria storica e la tradizione spirituale di un’intera nazione. L’orgoglio di una nazione oppressa e la sua storia millenaria nelle parole del Dalai Lama.
Nel 1643 il quinto Dalai Lama scrisse una storia del suo paese e del suo popolo: fu un gesto dal valore civile altissimo, che consentì alle popolazioni da lui governate di riconoscersi come un’unica nazione.
Oggi il quattordicesimo Dalai Lama ha deciso di affrontare la dura impresa di scrivere una nuova storia del proprio paese come forte e incisivo gesto di riaffermazione dell’identità tibetana contro l’oppressione cinese.
Nelle lunghe conversazioni con il giornalista Thomas Laird, sua santità Tenzin Gyatso ha ripercorso le vicende millenarie del popolo tibetano e della religione buddista: un racconto ricchissimo di storie affascinanti, costellato di grandi yogi e maestri di meditazione, imperatori e guerrieri, figure mitologiche e umili monaci.
Dall’invasione mongola del tredicesimo secolo a quella cinese del secolo scorso, dall’arrivo del buddismo dall’India nel settimo secolo dopo Cristo alla fuga del Dalai Lama nel 1959, la storia del Tibet racchiude in sé lo sviluppo di una spiritualità oggi universalmente conosciuta e amata, i cambiamenti di un luogo magico che ha ispirato e stregato l’Occidente per secoli, le difficoltà di un popolo oppresso ma fiero e indipendente.
lunedì 21 maggio 2007
Quando la sacra famiglia occidentale cannibalizza le famiglie altrui. L'Espresso in India
Segue a:
- 14 maggio 2007 Quando la sacra famiglia occidentale cannibalizza le famiglie altrui, ad esempio nella cattolica Ucraina L'inchiesta sul traffico di esseri umaniI trafficanti di cellule e i bimbi sparitiTrapianti cellulari, chirurghi clandestini, annunci di preparati biologici in grado di stimolare la guarigione, iniezioni di embrioni per cancellare le rughe: è il grande affare delle staminali
http://espresso.repubblica.it
Tutto si può dire di Krishna Kanki, malavitoso nepalese in carriera, tranne che non sappia vendere la sua merce: "I miei donatori sono ragazzi sani, robusti e di campagna", dice: "Io prendo solo gente a posto, niente fumo, niente droghe, niente alcol. E poi faccio sempre tutti gli esami: Hiv, epatite, tubercolosi. Alla fine scegliamo il migliore e ve lo portate via. è facile, l'abbiamo già fatto decine di volte con gente che veniva dall'Europa, dall'America e da Singapore...".
Allora non è una leggenda metropolitana. La macelleria internazionale degli organi umani è una realtà concreta, prospera e diffusa. E adesso ha anche volti, nomi e indirizzi precisi, almeno in una delle sue tante incarnazioni: quella del traffico di reni che avviene tra il Nepal e l'India, i paesi più attivi dell'Asia - insieme al Pakistan - in questo oscuro mercato globale. 'L'espresso' ne ha percorso tutto il cammino, dai vicoli di Kathmandu fino alle cliniche di lusso di Calcutta, acquistando il rene di un ragazzo nepalese e prenotandone il trapianto con il consenso di un chirurgo indiano.
Repubblica TV: Ho comprato un rene in Nepal
(18 maggio 2007)
'L'espresso', inchiesta choc: mille euro per il donatore, mille per il mediatore, 5mila per il trapianto illegale. La storia dell'acquisto di un organo
- Il videoservizio
(il viaggio di Alessandro Gilioli) - Contributo di Ignazio Marino, chirurgo e senatore Ds presidente commissione Sanità (intervista di Tiziana Testa)
PRIMA PARTE/ SECONDA PARTE
GUARDA TUTTO LO SPECIALE:
PRIMA PARTE / SECONDA PARTE
In studio a Roma, l'autore dell'inchiesta Alessandro Gilioli, giornalista L'espresso, e Gabriele Olivieri, vicepresidente nazionale Aido. In studio a Milano, Ghil Busnach, medico nefrologo all'ospedale Niguarda. Conducono Paolo Garimberti e Annalisa Cuzzocrea
Col patrocinio di Madre TeresaGli ospedali indiani indicati per il trapianto illegale dai due spacciatori di organi nepalesi incontrati da 'L'espresso' sono tutte cliniche private, con standard occidentali e strutture sanitarie considerate di lusso. Il St Thomas di Chennai è nato nel 1972 come ambulatorio medico per iniziativa di un gruppo di suore cattoliche, poi a poco a poco è diventato un vero ospedale che cura circa 80 mila pazienti l'anno. Ancora oggi ci lavorano decine di religiose e l'istituzione conserva un carattere di charity per orfani e vedove. Il dottor Ravichandran - indicato da entrambi i mediatori come loro contatto - è un affermato nefrologo con decine di pubblicazioni alle spalle, e risulta responsabile del Kidney diseases and Institute of Organ Transplantation (Kiot) di Chennai. Anche l'altra clinica di Chennai suggerita dal mediatore Hari Tamang, il Medical Madras Hospital, ha un'origine religiosa: è nata infatti come costola della Chiesa ortodossa indiana. Ora è un moderno colosso di cemento armato, inaugurato nel 1987 sotto il patrocinio di Madre Teresa e alla presenza de famoso chirurgo Christian Barnard. Il reparto nefrologico - che vanta 280 trapianti già effettuati da quando è stato inaugurato, solo quattro anni fa - è diretto da uno specialista noto anche fuori dall'India come Georgi Abraham. La clinica offre una serie di servizi appositi per i pazienti stranieri, come l'interprete a tempo pieno e - se necessario - una convenzione per l'appartamentino in cui possono abitare i parenti durante il ricovero. Per chi dopo la degenza vuole andare in vacanza in India, c'è anche il pacchetto 'Post surgery holiday'. ...
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Sei anni in lista d'attesaLeggi tutta la scheda
Macelleria punto comInsieme a India e Nepal, tra i paesi in cui è più facile procurarsi un organo gioca un ruolo fondamentale il Pakistan. Qui il mercato dei reni è fiorito negli ultimi anni soprattutto per i pazienti provenienti dai paesi di religione islamica, ma anche dall'America e dall'Europa. In Pakistan un rene costa attorno ai 10 mila dollari: le 'agenzie' che li procurano lavorano perlopiù con gli ospedali di Lahore e nei loro siti Web (come ...
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sabato 5 maggio 2007
India, i bambini poveri nelle scuole ricche
http://www.corriere.it
A Nuova Delhi una dentro l'altra la Sanskrit school dei ricchi e la Umang dei derelitti: per ridurre le distanze nel paese delle caste
NUOVA DELHI – Colla, cartoncini colorati e forbici sui banchi scintillanti: come in un’aula d’asilo qualunque. Ma seduti ci sono marmocchi più grandicelli, occhi profondi e pelle scura: sono i derelitti dello slum Sanjay Gandhi Basti, nel sud di Delhi. Una distesa di lamiere e rifiuti che guarda il quartiere lussuoso dei diplomatici e degli alberghi a cinque stelle. Tra le due aree, c’è giusto la Sanskriti school, fondata dalle mogli dei funzionari e frequentata dai figli di burocrati, politici e professionisti. Al suo interno manda avanti una scuola parallela: la Umang, dedicata a chi vive nelle baraccopoli. Scuola ricca, allievi poveri. Ogni pomeriggio è frequentata da 180 bambini, che passano dagli odori fetidi delle baracche e della strada ai profumi delle aule tirate a lucido e dei prati all’inglese. Dalle case senza luce e acqua corrente alle lezioni di ginnastica in piscina...
... ben vengano i bambini poveri nelle scuole ricche: per chi riesce a venirne a capo, la strada poi è tutta in discesa. Lo testimonia Naveen Yadav, che oggi ha 23 anni e si sta laureando in biotecnologia alla Delhi School of Engineering: «Nessuno da una scuola pubblica sarebbe potuto arrivare fino a qui. Non è una questione di voti, ma di cultura, conoscenza, preparazione per la vita. Io non mi sento in soggezione a parlare con un manager». Lui è l’unico «colletto bianco» della famiglia: «Non provo nessun senso di estraneità rispetto ai miei genitori e ai miei fratelli. Piuttosto un senso di responsabilità» dice. La nuova India parte anche da qui.