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lunedì 14 maggio 2007

Quando la sacra famiglia occidentale cannibalizza le famiglie altrui, ad esempio nella cattolica Ucraina

L'inchiesta sul traffico di esseri umani
I trafficanti di cellule e i bimbi spariti
Trapianti cellulari, chirurghi clandestini, annunci di preparati biologici in grado di stimolare la guarigione, iniezioni di embrioni per cancellare le rughe: è il grande affare delle staminali

http://www.corriere.it

DAL NOSTRO INVIATO
KIEV — Bambini venduti come pezzi di ricambio. Feti frullati per infondere vitalità a vecchi e malati. Sono voci che girano da anni. Traffico d'organi,
neonati scomparsi, chirurghi clandestini e il nuovo business delle cellule staminali. Ma si è sempre potuto considerarle leggende metropolitane. Ne sono fiorite in Brasile, in India, in Africa. Mai nulla che, fino ad oggi, sia stato confermato. L'Interpol, che si attiva ad ogni denuncia, non ha trovato alcunché. Questa volta però è diverso. La prova che il traffico esiste potrebbe arrivare in pochi mesi. Sarebbe sufficiente che si concludessero indagini affossate da cinque anni e l'Ucraina potrebbe scoprire di essere un supermercato segreto di organi, tessuti e cellule umane. Il Consiglio d'Europa s'interroga, in un rapporto ancora riservato, sulla scomparsa di duecento bambini dalle sale parto dell'ex Repubblica sovietica. Spaventoso, ma non è tutto. In Ucraina, attivisti per i diritti umani chiedono di sapere che cosa succede non a duecento, ma a tremila neonati ogni anno: le mamme li sentono piangere alla nascita, gli obitori ne certificano la morte, eppure secondo i registri delle sale parto e dei cimiteri non esistono. I loro cadaveri scompaiono. Due medici sono scappati da Kiev (e stanno chiedendo asilo politico in Irlanda) perché hanno paura di essere uccisi proprio per aver dato voce all'orribile sospetto. In Ucraina il Corriere è venuto in possesso di un documento della Procura generale di Kiev in cui si chiede l'aiuto dei servizi segreti per il proseguimento delle indagini sulla scomparsa di alcuni neonati. Motivo? I misteriosi infarti che hanno chiuso la bocca a due testimoni chiave. Da quando è stato redatto il documento, invece di ricevere l'aiuto degli 007, il magistrato si è visto togliere il caso. E le morti sospette sono diventate sei.
Che cosa sta succedendo? Poche settimane fa il primo ministro Viktor Yanukovich era a Bruxelles, per una seduta del Comitato per gli affari esteri dell'Unione Europea. La deputata irlandese Kathy Sinnott gliel'ha chiesto. La risposta è sconvolgente perché conferma l'esistenza di un traffico di parti umane («embrioni» secondo Yanukovich): «Grazie per aver sollevato il doloroso problema del commercio di embrioni — ha detto il premier ucraino in presenza di diversi testimoni —. Spero siate d'accordo con me che non si tratta solo di fermare chi vende, ma anche chi compra. Purtroppo leggi insufficienti permettono che, oggi, questo traffico esista. Con la vostra assistenza confido che riusciremo a mettere fine a tutto ciò. Ho dato pieni poteri ai servizi segreti e al ministero dell'Interno, ma bisogna considerare anche il retroterra di povertà prevalente in Ucraina». Svetlana Pusikova non sa delle ammissioni del suo primo ministro. A 26 anni è incinta per la seconda volta. «Ma non andrò più a partorire in ospedale. Ho troppa paura che possa succedere di nuovo, che mi possano rubare anche questo bimbo». Erano le quattro di una notte d'autunno del 2002 quando nacque quello che avrebbe dovuto essere il primo figlio di Svetlana. «Ho partorito in fretta, senza problemi. Non mi hanno dato il bimbo da tenere in braccio, però l'ho visto mentre lo lavavano e lo pesavano. "Complimenti", ha detto un'infermiera. Ero felice e confusa, certo, ma ho osservato bene una donna in camice bianco che lo prendeva, lo avvolgeva in un panno e lo portava via. Da allora non ho più visto mio figlio». Sulla cartella clinica è registrata tutt'altra storia: non un parto a termine, ma un aborto spontaneo al sesto mese. Non un bimbo vivo di oltre 3 chili, ma un feto nato morto di 800 grammi.
Chi mente? Svetlana ha denunciato la «rapitrice», ne ha fatto un identikit. Inutile. Nessuno all'Ospedale numero sei di Kharkov dice di averla mai vista. Passano pochi mesi e nello stesso nosocomio dell'impoverito Est dell'Ucraina va a partorire Olena Stulniev. Ecco che cosa racconta. «Non ho sognato, all'inizio del 2003 mi è nata una bimba che avremmo voluto chiamare Regina». «C'ero anch'io — le dà manforte il marito Dimitri —. Le infermiere sono uscite dalla sala parto sorridenti e hanno scritto sul tabellone delle nascite: "Regina, 54 centimetri"». Ma anche la loro bambina è stata dichiarata un «aborto» di pochi mesi e il suo corpo mai restituito alla famiglia. In questa città ai tempi dell'Urss si costruivano carri armati, aerei e turbine, mentre oggi metà degli abitanti è senza lavoro. Eppure le élite del sistema comunista sono rimaste le stesse. Larissa Lazarenko è, tra le tante altre cose, anche il primario dell'Ospedale numero 6. La dottoressa rifiuta un incontro con il Corriere e, al telefono, urla il suo fastidio: «Lasciatemi in pace, è già stato tutto chiarito, non è successo nulla». Un punto di vista discutibile dal momento che l'inchiesta è semplicemente ferma. «Il caso è stato spostato in sette differenti uffici da quando la mia "Associazione per le famiglie numerose" si è messa ad aiutare queste madri — racconta Tatiana Zakharova, religiosissima attivista per i diritti umani di Kharkov —. Non appena il magistrato inquirente cominciava a capirci qualcosa la pratica gli veniva tolta. La richiesta dagli alti vertici era sempre la stessa: archiviazione».
Tatiana è convinta che quelli di Svetlana e Olena non siano casi isolati. «Hanno offerto alle famiglie dei soldi per mettere tutto a tacere, ma per fortuna, almeno queste due madri sono decise ad arrivare alla verità. Grazie alla denuncia di Svetlana siamo riusciti a far dissotterrare la cassa dove avrebbe dovuto essere il suo bimbo, a sequestrare i registri del reparto di ostetricia, dell'obitorio e della società di pompe funebri. Ne è uscito un quadro pazzesco: niente era come avrebbe dovuto essere. Nella piccola bara erano ufficialmente sepolti 28 aborti, ma c'erano 30 cadaveri. L'unico ad avere il braccialettino di riconoscimento era un feto di 800 grammi e guarda caso era proprio il braccialettino di Svetlana. Ma non solo. Erano tutti sezionati e privati degli organi mentre dalle carte dell'obitorio non risulta alcuna asportazione. In quella cassa c'erano anche i resti di un bimbo nato a termine che non avrebbe dovuto essere lì. Dico resti perché erano stati risparmiati gli arti e poco altro. Qualcuno l'aveva fatto a pezzi con un bisturi». Quindi il bimbo di Svetlana è stato trovato? «No. Ho detto che abbiamo trovato il braccialettino. Ma era su un cadavere diverso. L'ha con fermato il test del dna fatto fare da un laboratorio indipendente tedesco. Qualcuno aveva aperto la tomba prima di noi e aveva infilato quel braccialettino. L'hanno fatto di notte e, per sua sfortuna, un barbone che dormiva al cimitero li ha visti. Poco dopo aver testimoniato è morto nel rogo della sua baracca». Che cosa sta succedendo in Ucraina? Se l'è domandato anche la dottoressa Irina Bogomolova della Procura generale di Kiev quando le è stato affidato il caso. «Credo di essere arrivata molto vicina alla verità — dice Bogomolova al Corriere dalla sua casa di Odessa, sul Mar Nero —. Poi nell'aprile del 2006 sono stata improvvisamente prepensionata e quindi costretta a interrompere le indagini. Ho fatto ricorso e da pochissimo sono stata reintegrata nel mio ufficio, com'era mio diritto. Aspetto di tornare anche in possesso della pratica per finire l'inchiesta. Solo allora potrò raccontare quello che so sui neonati scomparsi». Anche Tatiana Zakharova, la presidente dell'Associazione per le famiglie numerose, è preoccupata di non violare il segreto istruttorio. Ma qualcosa può ancora dire.
«Sono ormai sei le morti sospette. Il barbone del cimitero è bruciato vivo. L'infermiera dell'Ospedale numero 6 che confessò di aver falsificato la cartella clinica di Svetlana ha avuto un attacco di cuore. Lo stesso è capitato al dipendente della ditta di pompe funebri che trasportava i "rifiuti biologici", gli aborti, al cimitero. In un incidente d'auto è morta un'amica di Svetlana che era con lei alla visita pre parto. Sono invece scomparsi nel nulla la donna dell'identikit che uscì dalla sala parto con la figlia di Svetlana in braccio e mio figlio, il mio braccio destro in questa battaglia, sparito sei mesi fa». Anche Tatiana si sente minacciata. «Non vivo più in casa mia. So di essere sorvegliata. Ormai quasi ogni notte cambio alloggio». Seguendo il ragionamento del premier Yanukovich («c'è chi vende "materiale umano" quindi c'è anche chi acquista») si può anche dire che se c'è chi miete parti umane nelle sale parto, ci deve anche essere chi le vende. Tatiana non ha dubbi e punta il dito sull'Istituto di Criobiologia di Kharkov. Sul sito Internet dell'Istituto si legge ciò che toglie il sonno a Tatiana. «Trapianti cellulari, preparati biologici in grado di stimolare naturalmente la guarigione grazie soprattutto al tasso di crescita notevolmente più alto garantito da cellule e tessuti fetali».
C'è anche una sorta di catalogo dei prodotti disponibili nell'Istituto di criobiologia: «cellule nervose embrionali, tessuti fetali di timo, tiroide, ossa, midollo spinale e milza». Il professore Valentyn Gryshchenko dirige l'Istituto con mano ferma a dispetto dei suoi 78 anni. Ha maniere cortesi, un eloquio raffinato, capisce l'inglese, ma preferisce parlare al Corriere in russo attraverso un interprete. L'esordio è in difesa: «Queste storie non hanno senso. Noi lavoriamo su staminali adulte che in tutta la letteratura scientifica si sono dimostrate più efficaci di quelle fetali o embrionali ». Ciò detto, il professor Gryshchenko non pensa di contraddirsi quando dice: «Questo Istituto esporta tessuti e cellule embrionali, ma non a pagamento, solo nell'ambito di cooperazioni scientifiche». E neppure si nasconde quando gli si fa notare che tra i suoi clienti c'è l'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Isole Barbados. Un roboante nome per indicare una clinica privata di cui si ignorano i meriti scientifici mentre sono ben noti i prezzi per discutibilissimi trattamenti di ringiovanimento basati proprio sull'iniezione di cellule staminali embrionali. «Sì, abbiamo rifornito anche quella clinica» ammette Gryshchenko. Due anni fa, il ministro della Sanità ucraino Nikolay Palichuk aveva detto: «Non permetterò che i nostri bambini siano venduti a pezzi all'estero». Poche settimane dopo un rimpasto di governo lo allontanò dalla sua poltrona.
Andrea Nicastro
14 maggio 2007

giovedì 10 maggio 2007

La famiglia ebraica, e l'equivicinanza tra chi difende e chi vuole distruggere Israele

dalla Voce Repubblicana di domani

Il valore più grande

Siamo perfettamente d’accordo con Gad Lerner nel ritenere che la lettura biblica “invita alla cautela in materia familiare”, ma senza bisogno della Sacra Bibbia, saremmo stati cauti nel giudicare di un eventuale riposizionamento della comunità ebraica italiana, al punto di scrivere, come un dato di fatto, un editoriale dal titolo “perché gli ebrei virano a destra”. Sarebbe come chiedergli perché mai lui, Lerner è andato a sinistra? Anche perché se il rabbino di Roma di Segni esprime la sua contrarietà ai matrimoni omosessuali, esprime una posizione religiosa rispettabile, che non dovrebbe pregiudicare necessariamente una scelta politica. Chiedersi all’interno della comunità se essere favorevoli o meno ai Dico, come fa il mensile Shalom, ad esempio a noi pare una posizione interlocutoria, rispetto a chi nella maggioranza e nel governo è tanto contrario ai Dico, che non sono certo i matrimoni fra omosessuali, al punto di partecipare al Family Day promosso su iniziativa vaticana.
Forse che Rutelli, Mastella, il ministro Fioroni, hanno virato a destra? Secondo i parametri di Lerner, si, eppure il governo sta ancora in piedi, anzi Rutelli e Fioroni vogliono un partito unitario con la Finocchiaro e Fassino che ai Dico sono favorevoli. Per cui non sarà la posizione di Di Segni, o i dubbi di Shalom a compromettere il tradizionale rispetto per la laicità dello Stato da parte degli ebrei italiani, ed ogni sospetto in questo senso ci pare sgradevole e fuori luogo. E probabile invece che ci sia un altro problema, non relativo alle coppie di fatto che turba la comunità ebraica, anche se non al punto di farle superare, come pure sostiene con una certa disinvoltura Lerner, la storica pregiudiziale antifascista. E cioè la difficoltà di sostenere o di andare a sinistra e la ragione di questo è chiara dalla reazione alla visita di Bertinotti in Israele, dove la comunità ebraica ha contestato la linea di “equivicinanza” della politica estera italiana. Come può infatti il governo italiano sentirsi equamente vicino ad Israele e a coloro che ne vogliono la distruzione?, ecco il punto di domanda. E’ chiaro che se la sinistra assume una posizione dal sapore altamente equivoco, rispetto ad un governo Berlusconi schierato a fianco dello Stato ebraico senza esitazioni e dubbi, un’evoluzione politica si impone, indipendentemente dai Dico. E se nell’azione comune del nuovo governo ci sono atti o dichiarazioni che mettono in dubbio i legami saldi che sono sempre esistiti fra l’Italia ed Israele, è inevitabile che il portavoce della comunità ebraica si senta in dovere di intervenire “in sostegno di quel tal sottosegretario, o in attacco di quel tal ministro”. Certo, le Comunità ebraiche “non hanno il compito di selezionare i nemici, ma di testimoniare valori”, spiega Lerner. La difesa dello Stato ebraico a noi sembra ancora il valore più grande.



http://www.politicaonline.net/

Grillini incassa l´astensione sul Family Day: «Le tre religioni monoteiste non marceranno unite contro i Pacs come accadde in Francia. È comunque un passo avanti. Sono molto soddisfatto». Dalla comunità anche l´annuncio che ebrei non aderiranno nemmeno alla contro-manifestazione promossa dai Radicali. Dunque, una posizione mediana: per il 12 maggio, la più antica comunità ebraica al mondo dalla diaspora sceglie di non schierarsi né con i sostenitori della famiglia a piazza San Giovanni, né con il "Coraggio laico", nome della manifestazione di chi celebrerà i 33 anni dalla vittoria nel referendum sul divorzio a piazza Navona.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73682

La famiglia, tra tabu' e realta'

La famiglia gay tra tabu e realtà

Mentre si celebra quella tradizionale, uno sguardo ai "diversi"

http://www.repubblica.it

di Francesco Cro *

Per le persone omosessuali la decisione di formare una famiglia può avere importanti conseguenze sul piano delle relazioni interpersonali. È quanto risulta da un recente studio della Adelphi University di Garden City (New York, USA), che ha confrontato due gruppi di lesbiche, con o senza figli, valutando il livello di supporto, sociale e familiare, ricevuto. I risultati mostrano che le lesbiche che hanno formato una famiglia ricevono, rispetto a quelle senza figli, meno sostegno dagli amici (e dagli amici gay e lesbiche in particolare) e più sostegno dai loro genitori; tendono, inoltre, a rivelare con maggior difficoltà l'orientamento sessuale.
Dall'enunciato del 1974 delle asssociazioni di psichiatria e psicologia americane (l'omosessualità di per sé non comporta alcun deficit della capacità di giudizio, né alcuna instabilità emotiva, né compromette in alcun modo l'affidabilità delle persone o le loro capacità lavorative e sociali), il dibattito sulla possibilità che i gay e le lesbiche siano buoni genitori è andato avanti. Sebbene l'unione matrimoniale tra persone dello stesso sesso sia, con l'eccezione del Massachusetts, vietata negli Usa, sempre più persone omosessuali decidono di adottare o di ricorrere a tecniche di procreazione assistita.
Secondo Charlotte Patterson, psicologa alla University of Virginia, le paure relative agli omosessuali come genitori si articolano in tre aspetti: che i loro figli possano sviluppare disturbi dell'identità sessuale, problemi psichici o difficoltà nelle relazioni sociali; che non siano in grado di fornire adeguate cure ai bambini; che le madri lesbiche, in particolare, siano sprovviste di "istinto materno".
Decine di studi sono stati condotti, dagli anni '70, per stabilire se tali timori abbiano un fondamento. Ebbene: i figli di genitori omosessuali non sono affatto predisposti a diventare omosessuali a loro volta, tendono ad avere un normale sviluppo psicologico e delle soddisfacenti relazioni con i coetanei e gli adulti. Sembra che l'acquisizione dell'identità di genere e dei comportamenti "di ruolo" ad essa legati sia connessa, infatti, più al tipo di relazione che si instaura con i genitori che al loro orientamento sessuale. Anche il timore che i bambini affidati a coppie gay o lesbiche sia a maggior rischio di subire abusi sessuali non appare fondato sulla base dei dati disponibili: la maggior parte degli abusi sessuali sui minori sono commessi da maschi eterosessuali.
Uno studio americano condotto su oltre 250 famiglie gay o lesbiche ha addirittura dimostrato che gli omosessuali possono essere genitori "migliori" degli eterosessuali, ricorrendo molto meno di questi ultimi a tecniche "punitive" (tipo sculaccioni) nell'educazione dei figli e privilegiando, invece, il dialogo. La ripartizione dei ruoli nella famiglia omosessuale non sembra ricalcare quella della "famiglia tradizionale", ad esempio con una delle due donne che "fa l'uomo", ma avverrebbe in base al tempo libero e alle inclinazioni dei due membri della coppia. (vedi "Lesbian and Gay Parenting", online sul sito American Psychological Association).
In Italia l'AGEDO (Ass. Genitori di Omosessuali, 02-54122211, www.agedo.org) partecipa ad un progetto di ricerca su violenza e bullismo ai danni di adolescentio omosessuali (e sono il 10%), finanziato dalla Commissione Europea e condotto dall'Università del Piemonte Orientale. E il 17 maggio si celebrerà la II Giornata Mondiale contro l'Omofobia, supportata anche dal Parlamento Europeo: iniziative in 19 città italiane, da Aosta a Catania.


* Psichiatra, Servizio

Diagnosi e Cura, Viterbo

Prima ricerca europea sulle famiglie con figli/e omosessuali
L'importanza della famiglia: sostenere le famiglie per prevenire la violenza verso giovani gay e lesbiche

www.agedo.org

L'Associazione di Genitori e amici di omosessuali, Agedo, da sempre esalta l'importanza ed il ruolo della famiglia come luogo educativo e come sostegno per le persone omosessuali. Agedo avrebbe voluto portare il proprio contributo al Family Day del 12 maggio: se è la famiglia che va in piazza, allora Agedo ci vuole essere a testimoniare come una famiglia può sostenere e ben volere un figlio omosessuale. E come una famiglia “tradizionale” possa desiderare che quello stesso figlio gay possa realizzarsi in una sua famiglia, un po’ “diversa” dalla norma statistica forse, ma altrettanto degna di esistere e di trovare riconoscimento da parte dello Stato.
Ma qualcosa è cambiato.
«Troviamo fortemente discriminante- ha spiegato la Presidenza di Agedo- il tentativo di chiudere in un ghetto la famiglia tradizionale con il vedere nemica ogni altra forma di unione riconosciuta fra persone che si amano, perchè solo l’amore che unisce può realmente cementare una coppia»
Agedo riconosce, indipendentemente dalle argomentazioni che coincidono con la morale cattolica, «che le famiglie sono la base della società e che estendere il concetto di famiglia sarà vantaggioso per tutta la società». Come del resto è dimostrato nei paesi europei dove già sono riconosciute le unioni al di fuori del matrimonio e le unioni omosessuali.
Ma il Family Day vuole invece essere l’occasione di mostrare come valida e degna di tutele legislative e sociali una forma sola di famiglia, quella eterosessuale.
A queste condizioni, Agedo dice No, non parteciperà!


Daniele Stefanoni

martedì 8 maggio 2007

Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare al Family Day

Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare. Io questa sfida la prendo, ma dico agli organizzatori del Family day — e qui sì, gli occhi di Rosy cercano la Binetti — «non fate confusione andando a manifestare in nome della famiglia contro qualcosa che con la famiglia non ha niente a che vedere». Si chiude così il primo appuntamento unitario convocato dal Pd nel tentativo di disinnescare il Family day col lancio di un nuovo welfare: casa, asili nido, occupazione femminile, sostegno alle famiglie con figli...

http://www.corriere.it

Ho letto bene: "Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare"

Ci sono, in Italia, anno 2007, nascita del "Partito Democratico", persone che, in quanto appartenenti ad una categoria (in questo caso i destinatari dei Dico) non sono legittimate a parlare pubblicamente, in questo caso di famiglie, nel corso di una manifestazione a sostegno delle famiglie.

Da segnalare il modo di riportare la notizia da parte di Repubblica.it che 'annega' le dichiarazioni del Ministro Bindi in una lunga premessa riguardante il dibattito sulle unioni omosessuali maschili in ambito ebraico: da sinistra, e in funzione anti israeliana, parlar male degli Ebrei, e seminare qua e là un po' di antisemitismo, affiancandolo all'omofobia, non guasta mai, sembra pensare Marco Politi

Comincia il rabbino di Roma Di Segni, con un excursus teologico sulla rivista ebraica Shalom. Il rabbino suscita un vespaio perché afferma che i Dico sono una "prima forma di riconoscimento legale" delle unioni omosessuali, mentre il Talmud babilonese respinge i contratti nuziale tra maschi e a questo divieto sono posti "limiti ritenuti insuperabili". Dunque pollice verso non alle convivenze in genere, ma specificatamente alle coppie omosessuali maschili. "Non tutto è moralmente accettabile", sancisce Di Segni, indicando l'"omosessualità maschile".

Replica furioso l'ulivista Franco Grillini parlando di inaccettabile "razzismo anti-omosessuale". Forse, aggiunge, il rabbino ha dimenticato che nei lager nazisti accanto agli ebrei c'erano anche gli omosessuali. Altrettanto tagliente il commento di Enrico Ollari, presidente di Gaylib, associazione omosessuale di centrodestra: "In Israele è riconosciuta l'unione gay celebrata all'estero. E a Tel Aviv, oltre alle tasse e alle norme sul diritto ereditario, le coppie di fatto godono di tutti i privilegi riservati alle coppie eterosessuali". Segue la provocazione: "Il rabbino preferirebbe israelizzare l'Italia o vaticanizzare Israele?".

Ma poiché due esegeti ebrei, fanno tre opinioni, ecco intervenire l'ex presidente delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, con una posizione diametralmente opposta a Di Segni. "Non vedo in quale forma dobbiamo temere che questa legge possa influenzare la famiglia e il matrimonio ebraico - ha sostenuto - e nessuno pretende che siano riconosciuti nella "ketubba" ebraica matrimoni di omosessuali o altri tipi di matrimoni diversi dalla nostra tradizione".
In realtà il rabbino Di Segni nel suo articolo allarga il discorso. A sua parere l'ebraismo italiano, adeguandosi troppo ai modelli di organizzazione della società non ebraica, rischia di estinguersi. E su questo allarme certamente si aprirà una discussione tra le comunità ebraiche.

Viviamo in un Paese ipocrita, dove chi scende in piazza a difendere la famiglia ne ha formata spesso più di una ed è artefice di “scandali” mediatici, farciti da foto squallide e da lettere impudiche di mogli pseudoaffrante che invocano dignità. E la loro?
Nel frattempo, centinaia di migliaia di cittadini italiani sono private del diritto di vedere riconosciute le forme di famiglia nelle quali vivono e si dibattono quotidianamente tra l’ipocrisia e i pregiudizi dei bempensanti difensori della famiglia (“Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv”, per riprendere Frankie-hi-nrg), tra le parole offensive delle gerarchie ecclesiastiche, quelle ignoranti del ministro della Giustizia e quelle ambigue, mai abbastanza coraggiose, della ministra della Famiglia.
A tutto ciò, si aggiunge il silenzio imbarazzante di quella parte politica che più di ogni altra dovrebbe ergersi a tutela della laicità dello Stato, ma che ha appena compiuto un’operazione di restyling per pulirsi la coscienza dal peccato originale di essere stata in gioventù comunista, sacrificando ideali e valori sull’altare della mera gestione del potere. Tutto ciò è sconfortante.

http://antigone.ilcannocchiale.it

«Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno sulla famiglia. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna». È quanto ha detto il ministro Paolo Ferrero dopo la decisione della sua collega di governo di escludere le associazioni gay dalla Conferenza nazionale sulla famiglia che si terrà a fine mese a Firenze.

http://www.corriere.it

mercoledì 2 maggio 2007

Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell'amore civile

12 maggio: Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell'amore civile

Roma, 12 maggio 2007 - Sala delle conferenze, Piazza Montecitorio 123

Dobbiamo affermare con forza il principio per cui occorre che le famiglie si fondino sempre più non su una definizione astratta e ideologica com’è quella di famiglia naturale, utilizzata per legittimare politiche di stampo fondamentalista e oppressivo, ma sul dialogo, sullo sviluppo delle qualità relazionali ed emotive, sulla parità a prescindere dal sesso, sulle forme plurali che le relazioni affettive assumono per conciliare l’amore con l’imprescindibile autonomia e libertà degli individui che lo animano e gli danno corpo. Il riconoscimento delle unioni civili, delle unioni tra omosessuali, il compimento della vittoria del referendum sul divorzio con l’accorciamento dei tempi necessari ad ottenerlo, rappresentano conquiste civili da assicurare alle famiglie italiane, per rispettare la loro verità, e difendere l’inalienabile libertà individuale anche nel campo, fondamentale per la realizzazione personale e morale, delle scelte affettive.

http://www.radioradicale.it

L'Indagine conoscitiva approvata dalla commissione affari sociali della Camera
Crescono i single, le coppie senza figli, diminuiscono i nuclei familiari estesi

Famiglia, una su cinque è "diversa"
In 10 anni +70% i figli fuori dal matrimonio

http://www.repubblica.it

Tuttavia la differenza dell'Italia, insieme ad alcuni paesi mediterranei, rispetto ad altri paesi europei, e' che il dilazionamento del matrimonio rappresenta anche un dilazionamento dell'uscita dalla famiglia d'origine e della costruzione di una nuova, con una tendenza a procrastinare nel tempo il momento della procreazione. Questo cambiamento di tipo ''culturale'' e' in parte all'origine, in Italia, dell'aumento consistente della percentuale di adulti, tra i 25 e 34 anni, che continuano a vivere all'interno del nucleo familiare di provenienza. Infatti i giovani celibi e nubili compresi in questa fascia di eta' che vivono ancora nella famiglia di origine passano dal 35,5 al 43,3 per cento dal 1995 al 2005, superando ormai la quota dei loro coetanei che vivono in coppia con i figli, che diminuiscono dal 40 al 29,4%.