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giovedì 10 maggio 2007

La famiglia, tra tabu' e realta'

La famiglia gay tra tabu e realtà

Mentre si celebra quella tradizionale, uno sguardo ai "diversi"

http://www.repubblica.it

di Francesco Cro *

Per le persone omosessuali la decisione di formare una famiglia può avere importanti conseguenze sul piano delle relazioni interpersonali. È quanto risulta da un recente studio della Adelphi University di Garden City (New York, USA), che ha confrontato due gruppi di lesbiche, con o senza figli, valutando il livello di supporto, sociale e familiare, ricevuto. I risultati mostrano che le lesbiche che hanno formato una famiglia ricevono, rispetto a quelle senza figli, meno sostegno dagli amici (e dagli amici gay e lesbiche in particolare) e più sostegno dai loro genitori; tendono, inoltre, a rivelare con maggior difficoltà l'orientamento sessuale.
Dall'enunciato del 1974 delle asssociazioni di psichiatria e psicologia americane (l'omosessualità di per sé non comporta alcun deficit della capacità di giudizio, né alcuna instabilità emotiva, né compromette in alcun modo l'affidabilità delle persone o le loro capacità lavorative e sociali), il dibattito sulla possibilità che i gay e le lesbiche siano buoni genitori è andato avanti. Sebbene l'unione matrimoniale tra persone dello stesso sesso sia, con l'eccezione del Massachusetts, vietata negli Usa, sempre più persone omosessuali decidono di adottare o di ricorrere a tecniche di procreazione assistita.
Secondo Charlotte Patterson, psicologa alla University of Virginia, le paure relative agli omosessuali come genitori si articolano in tre aspetti: che i loro figli possano sviluppare disturbi dell'identità sessuale, problemi psichici o difficoltà nelle relazioni sociali; che non siano in grado di fornire adeguate cure ai bambini; che le madri lesbiche, in particolare, siano sprovviste di "istinto materno".
Decine di studi sono stati condotti, dagli anni '70, per stabilire se tali timori abbiano un fondamento. Ebbene: i figli di genitori omosessuali non sono affatto predisposti a diventare omosessuali a loro volta, tendono ad avere un normale sviluppo psicologico e delle soddisfacenti relazioni con i coetanei e gli adulti. Sembra che l'acquisizione dell'identità di genere e dei comportamenti "di ruolo" ad essa legati sia connessa, infatti, più al tipo di relazione che si instaura con i genitori che al loro orientamento sessuale. Anche il timore che i bambini affidati a coppie gay o lesbiche sia a maggior rischio di subire abusi sessuali non appare fondato sulla base dei dati disponibili: la maggior parte degli abusi sessuali sui minori sono commessi da maschi eterosessuali.
Uno studio americano condotto su oltre 250 famiglie gay o lesbiche ha addirittura dimostrato che gli omosessuali possono essere genitori "migliori" degli eterosessuali, ricorrendo molto meno di questi ultimi a tecniche "punitive" (tipo sculaccioni) nell'educazione dei figli e privilegiando, invece, il dialogo. La ripartizione dei ruoli nella famiglia omosessuale non sembra ricalcare quella della "famiglia tradizionale", ad esempio con una delle due donne che "fa l'uomo", ma avverrebbe in base al tempo libero e alle inclinazioni dei due membri della coppia. (vedi "Lesbian and Gay Parenting", online sul sito American Psychological Association).
In Italia l'AGEDO (Ass. Genitori di Omosessuali, 02-54122211, www.agedo.org) partecipa ad un progetto di ricerca su violenza e bullismo ai danni di adolescentio omosessuali (e sono il 10%), finanziato dalla Commissione Europea e condotto dall'Università del Piemonte Orientale. E il 17 maggio si celebrerà la II Giornata Mondiale contro l'Omofobia, supportata anche dal Parlamento Europeo: iniziative in 19 città italiane, da Aosta a Catania.


* Psichiatra, Servizio

Diagnosi e Cura, Viterbo

Prima ricerca europea sulle famiglie con figli/e omosessuali
L'importanza della famiglia: sostenere le famiglie per prevenire la violenza verso giovani gay e lesbiche

www.agedo.org

L'Associazione di Genitori e amici di omosessuali, Agedo, da sempre esalta l'importanza ed il ruolo della famiglia come luogo educativo e come sostegno per le persone omosessuali. Agedo avrebbe voluto portare il proprio contributo al Family Day del 12 maggio: se è la famiglia che va in piazza, allora Agedo ci vuole essere a testimoniare come una famiglia può sostenere e ben volere un figlio omosessuale. E come una famiglia “tradizionale” possa desiderare che quello stesso figlio gay possa realizzarsi in una sua famiglia, un po’ “diversa” dalla norma statistica forse, ma altrettanto degna di esistere e di trovare riconoscimento da parte dello Stato.
Ma qualcosa è cambiato.
«Troviamo fortemente discriminante- ha spiegato la Presidenza di Agedo- il tentativo di chiudere in un ghetto la famiglia tradizionale con il vedere nemica ogni altra forma di unione riconosciuta fra persone che si amano, perchè solo l’amore che unisce può realmente cementare una coppia»
Agedo riconosce, indipendentemente dalle argomentazioni che coincidono con la morale cattolica, «che le famiglie sono la base della società e che estendere il concetto di famiglia sarà vantaggioso per tutta la società». Come del resto è dimostrato nei paesi europei dove già sono riconosciute le unioni al di fuori del matrimonio e le unioni omosessuali.
Ma il Family Day vuole invece essere l’occasione di mostrare come valida e degna di tutele legislative e sociali una forma sola di famiglia, quella eterosessuale.
A queste condizioni, Agedo dice No, non parteciperà!


Daniele Stefanoni

martedì 8 maggio 2007

Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare al Family Day

Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare. Io questa sfida la prendo, ma dico agli organizzatori del Family day — e qui sì, gli occhi di Rosy cercano la Binetti — «non fate confusione andando a manifestare in nome della famiglia contro qualcosa che con la famiglia non ha niente a che vedere». Si chiude così il primo appuntamento unitario convocato dal Pd nel tentativo di disinnescare il Family day col lancio di un nuovo welfare: casa, asili nido, occupazione femminile, sostegno alle famiglie con figli...

http://www.corriere.it

Ho letto bene: "Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare"

Ci sono, in Italia, anno 2007, nascita del "Partito Democratico", persone che, in quanto appartenenti ad una categoria (in questo caso i destinatari dei Dico) non sono legittimate a parlare pubblicamente, in questo caso di famiglie, nel corso di una manifestazione a sostegno delle famiglie.

Da segnalare il modo di riportare la notizia da parte di Repubblica.it che 'annega' le dichiarazioni del Ministro Bindi in una lunga premessa riguardante il dibattito sulle unioni omosessuali maschili in ambito ebraico: da sinistra, e in funzione anti israeliana, parlar male degli Ebrei, e seminare qua e là un po' di antisemitismo, affiancandolo all'omofobia, non guasta mai, sembra pensare Marco Politi

Comincia il rabbino di Roma Di Segni, con un excursus teologico sulla rivista ebraica Shalom. Il rabbino suscita un vespaio perché afferma che i Dico sono una "prima forma di riconoscimento legale" delle unioni omosessuali, mentre il Talmud babilonese respinge i contratti nuziale tra maschi e a questo divieto sono posti "limiti ritenuti insuperabili". Dunque pollice verso non alle convivenze in genere, ma specificatamente alle coppie omosessuali maschili. "Non tutto è moralmente accettabile", sancisce Di Segni, indicando l'"omosessualità maschile".

Replica furioso l'ulivista Franco Grillini parlando di inaccettabile "razzismo anti-omosessuale". Forse, aggiunge, il rabbino ha dimenticato che nei lager nazisti accanto agli ebrei c'erano anche gli omosessuali. Altrettanto tagliente il commento di Enrico Ollari, presidente di Gaylib, associazione omosessuale di centrodestra: "In Israele è riconosciuta l'unione gay celebrata all'estero. E a Tel Aviv, oltre alle tasse e alle norme sul diritto ereditario, le coppie di fatto godono di tutti i privilegi riservati alle coppie eterosessuali". Segue la provocazione: "Il rabbino preferirebbe israelizzare l'Italia o vaticanizzare Israele?".

Ma poiché due esegeti ebrei, fanno tre opinioni, ecco intervenire l'ex presidente delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, con una posizione diametralmente opposta a Di Segni. "Non vedo in quale forma dobbiamo temere che questa legge possa influenzare la famiglia e il matrimonio ebraico - ha sostenuto - e nessuno pretende che siano riconosciuti nella "ketubba" ebraica matrimoni di omosessuali o altri tipi di matrimoni diversi dalla nostra tradizione".
In realtà il rabbino Di Segni nel suo articolo allarga il discorso. A sua parere l'ebraismo italiano, adeguandosi troppo ai modelli di organizzazione della società non ebraica, rischia di estinguersi. E su questo allarme certamente si aprirà una discussione tra le comunità ebraiche.

Viviamo in un Paese ipocrita, dove chi scende in piazza a difendere la famiglia ne ha formata spesso più di una ed è artefice di “scandali” mediatici, farciti da foto squallide e da lettere impudiche di mogli pseudoaffrante che invocano dignità. E la loro?
Nel frattempo, centinaia di migliaia di cittadini italiani sono private del diritto di vedere riconosciute le forme di famiglia nelle quali vivono e si dibattono quotidianamente tra l’ipocrisia e i pregiudizi dei bempensanti difensori della famiglia (“Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv”, per riprendere Frankie-hi-nrg), tra le parole offensive delle gerarchie ecclesiastiche, quelle ignoranti del ministro della Giustizia e quelle ambigue, mai abbastanza coraggiose, della ministra della Famiglia.
A tutto ciò, si aggiunge il silenzio imbarazzante di quella parte politica che più di ogni altra dovrebbe ergersi a tutela della laicità dello Stato, ma che ha appena compiuto un’operazione di restyling per pulirsi la coscienza dal peccato originale di essere stata in gioventù comunista, sacrificando ideali e valori sull’altare della mera gestione del potere. Tutto ciò è sconfortante.

http://antigone.ilcannocchiale.it

«Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno sulla famiglia. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna». È quanto ha detto il ministro Paolo Ferrero dopo la decisione della sua collega di governo di escludere le associazioni gay dalla Conferenza nazionale sulla famiglia che si terrà a fine mese a Firenze.

http://www.corriere.it